" Mi piacerebbe vivere il cambiamento. Perché "vivere il" cambiamento significa "vivere nel" cambiamento. Ma un vero cambiamento dev'esser totale. Totale perché culturale: qualcosa non cambia mai "da sé", ma sempre in funzione di una temperie dovuta ad un pensiero radicale e trasversale.
Il cambiamento, allora, non inerirà mai solo un aspetto del reale, ma dovrà investirne la totalità. Tutto cambia perché tutto cambia. "
Queste parole, scritte da me sul mio profilo di facebook, sono lo spunto per questa nuova pagina dei Quaderni Laertini.
"Questo paese ha bisogno di rinnovamento: via le facce di un tempo, vengano le facce di questo tempo!" - spesso sento in giro, più o meno da gente di tutte le età, sessi ed estrazioni sociali, queste beneamate parole.
Il cambiamento e tutti i suoi (parziali) sinonimi sono l'oggetto del contendere ormai da tempo. E tutti i partiti se ne sono accorti: dal Pd (che ha un candidato sindaco trentenne) al Pdl (che ora ha coniato il motto "Rinnovamento nelle idee, continuità nei fatti": quali fatti, però, non si sa!)...passando per i nuovi(?) arrivi politico-associazionisti di "Tradizione e Progresso" e "Labortatorioincomune".
Tutti, dicevo, inneggiano al cambiamento/rinnovamento: chi nei volti, chi nei modi, chi nei toni, chi a parole.
Oggi non parlerò di politica, ma di una questione filosofico(-politica) molto sottile. A costo di perdere qualche assiduo lettore in cerca di non so quali critiche politiche, lo ammetto: la mia visione della politica mi porta anche ad esaminare questioni concettuali.
Dicevamo: secondo me, il cambiamento/rinnovamento, quello vero, non è vero se non è globale, totale.
Mi spiego: anche se la politica propugna il cambiamento/rinnovamento, resterà molto difficile che, solo grazie ad uno sforzo "politico", ci sia effettivamente un cambiamento.
Non serve, in poche parole, che cambi solo un aspetto della realtà. Questo perché il cambiamento/rinnovamento non ha bisogno meramente di esistere, ma ha bisogno di esser letto, comunicato, diffuso, compreso. Ma come può una società ancora impantanata nelle vecchie logiche leggere/comunicare/diffondere/comprendere il cambiamento? Evidentemente, non può.
Non si può, a mio avviso, pretendere un cambiamento dalla politica, ad esempio, se non cambia la società e i suoi schemi di comprensione/lettura. Il cambiamento c'è se viene percepito. E viene percepito, se i mezzi d'informazione, le formae mentis, le persone...cambiano. Da qui deriva la tautologia del titolo: TUTTO CAMBIA PERCHÉ TUTTO CAMBIA!
Ma le persone e le loro categorie di comprensione cambiano..se anche la politica cambia! E' un gioco "perverso" quello che vi sto proponendo stamattina: "tutto cambia perché tutto cambia" è anche, con una lettura trasversale, "nulla cambia se tutto non cambia!".
Una dialettica, insomma. Pura perversione (meta)fisica per un mondo migliore. In questa dialettica non c'è negazione, ma continua sintesi (Hegel mi scuserà: ma io non sono hegeliano!). Tutto gli aspetti del reale interagiscono e si sforzano insieme per il superamento del consumato, del passato.
Una tensione declinata al futuro che, però presuppone una forte comunanza d'intenti. La domanda è: coloro i quali parlano di futuro (a parole o scrivendo sui giornali!) come fosse una meta bellissima, sono tutti interessati a raggiungerlo?
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venerdì 25 febbraio 2011
giovedì 10 febbraio 2011
PENSIERI DEL (DIS)IMPEGNO - Atto I
Alla sinistra che vorrei, alla Laterza che vorrei e all'Italia che vorrei servirebbe un pensiero, un'idealità capace di guardare oltre il 900 e i suoi schematismi ma che ne ricordi la storia e le strutture. La storia del 900 porta con sè conquiste e brutture.
Il ricordo, in questa fase, è fondamentale: non immobile ma dinamico. Dal ricordo delle conquiste si riparte, da quello delle brutture si ri-perde.
Andare oltre è un movimento del pensiero e del cuore. E' comunque un "moto a luogo". E' un viaggio del quale però si sa da dove si parte ma non si sa dove s'arriva. E' come fare un biglietto per l'Isola che-non-c'è.
Molte volte, addirittura, "si va oltre" andando verso un luogo che ancora non esiste. Ed allora il viaggio "che-dove-va-nessuno-sa" diventa un difficile viaggio nel "deserto del tempo" che è il futuro.
Dobbiamo ritornare all'emozione che una volte si provava pensando al futuro: la paura. Oggi si ha una terribile paura del presente. Un tempo il futuro spaventava perchè è l'unico luogo dove l'impossibile è possibile.
Il futuro, insomma, spaventava perchè era (potenzialmente) troppo bello. Occorre tornare ad avere paura della bellezza: perchè solo la bellezza (delle azioni e dei pensieri) salverà il mondo.
Il ricordo, in questa fase, è fondamentale: non immobile ma dinamico. Dal ricordo delle conquiste si riparte, da quello delle brutture si ri-perde.
Andare oltre è un movimento del pensiero e del cuore. E' comunque un "moto a luogo". E' un viaggio del quale però si sa da dove si parte ma non si sa dove s'arriva. E' come fare un biglietto per l'Isola che-non-c'è.
Molte volte, addirittura, "si va oltre" andando verso un luogo che ancora non esiste. Ed allora il viaggio "che-dove-va-nessuno-sa" diventa un difficile viaggio nel "deserto del tempo" che è il futuro.
Dobbiamo ritornare all'emozione che una volte si provava pensando al futuro: la paura. Oggi si ha una terribile paura del presente. Un tempo il futuro spaventava perchè è l'unico luogo dove l'impossibile è possibile.
Il futuro, insomma, spaventava perchè era (potenzialmente) troppo bello. Occorre tornare ad avere paura della bellezza: perchè solo la bellezza (delle azioni e dei pensieri) salverà il mondo.
martedì 11 gennaio 2011
2011: L'ANNO DELLA VERITA'
Care lettrici e cari lettori di questo blog,
questo post è per scusarmi, anzitutto, per l'assenza di aggiornamenti di questo mese! Natale è passato e siamo entrati nel 2011...per il quale vi auguro che tutti i vostri desideri e i vostri progetti si realizzino appieno.
Ci eravamo lasciati con un Governo sull'orlo della sfiducia: per onor di cronaca il pericolo è stato scampato perchè, come al solito, il mercato dei parlamentari è sempre aperto e la merce certo non manca. Fiducia sì, allora, ma molto molto debole. Prossimamente, infatti, non mancheranno i banchi di prova per la maggioranza...e ne vedremo sicuramente delle belle!
E ci eravamo lasciati con un'analisi laertina che potrei anche confermare oggi. Infatti è cambiato ben poco negli assetti politici rispetto ad un mese fa: la sinistra sta imbastendo programma e lista, la "due destre" (PdL da una parte e UdC-TP dall'altra) sono, oltrechè separate, anche senza programma, lista e, soprattutto, capitano.
Eppure, sotto l'albero di Natale, il PdL ha trovato il carbone (anticipato) di Minei che, salutando il suo vecchio partito, strizzava (e strizza ancora) l'occhio all'altra destra che, così facendo, sottraeva un altro pezzo pregiato dell'amministrazione uscente. Evento raro ed unico al tempo stesso: un amministratore stimato come Minei non sbatte la porta senza motivo! Il PdL dovrebbe pensarci...
D'altro canto, il mio amico Gianfranco, candidato sindaco del centro-sinistra, ha parecchie grane da risolvere (e noi con lui): la lista, vero ricettore dell'attenzione della cittadinanza, non può non essere rinnovata e competente. Eppure ciò potrebbe infastidire qualcuno che, forse, non ha capito che non sempre chi eredita il voto può vincere. Nessuno è contro gli "uscenti" che vogliono rientrare...ma far diventare la loro ricandidatura un automatismo mi sembra eccessivo.
Ragioniamoci, allora. Anche se a dirvelo è un giacobino, come dite voi. Anche se a dirvelo è uno che, essendo giovane, vi ha un pò rotto le uova nel paniere. Anche se a dirvelo è uno che state osteggiando politicamente e, forse, umanamente. Anche se a dirvelo, insomma, sono io.
A presto
questo post è per scusarmi, anzitutto, per l'assenza di aggiornamenti di questo mese! Natale è passato e siamo entrati nel 2011...per il quale vi auguro che tutti i vostri desideri e i vostri progetti si realizzino appieno.
Ci eravamo lasciati con un Governo sull'orlo della sfiducia: per onor di cronaca il pericolo è stato scampato perchè, come al solito, il mercato dei parlamentari è sempre aperto e la merce certo non manca. Fiducia sì, allora, ma molto molto debole. Prossimamente, infatti, non mancheranno i banchi di prova per la maggioranza...e ne vedremo sicuramente delle belle!
E ci eravamo lasciati con un'analisi laertina che potrei anche confermare oggi. Infatti è cambiato ben poco negli assetti politici rispetto ad un mese fa: la sinistra sta imbastendo programma e lista, la "due destre" (PdL da una parte e UdC-TP dall'altra) sono, oltrechè separate, anche senza programma, lista e, soprattutto, capitano.
Eppure, sotto l'albero di Natale, il PdL ha trovato il carbone (anticipato) di Minei che, salutando il suo vecchio partito, strizzava (e strizza ancora) l'occhio all'altra destra che, così facendo, sottraeva un altro pezzo pregiato dell'amministrazione uscente. Evento raro ed unico al tempo stesso: un amministratore stimato come Minei non sbatte la porta senza motivo! Il PdL dovrebbe pensarci...
D'altro canto, il mio amico Gianfranco, candidato sindaco del centro-sinistra, ha parecchie grane da risolvere (e noi con lui): la lista, vero ricettore dell'attenzione della cittadinanza, non può non essere rinnovata e competente. Eppure ciò potrebbe infastidire qualcuno che, forse, non ha capito che non sempre chi eredita il voto può vincere. Nessuno è contro gli "uscenti" che vogliono rientrare...ma far diventare la loro ricandidatura un automatismo mi sembra eccessivo.
Ragioniamoci, allora. Anche se a dirvelo è un giacobino, come dite voi. Anche se a dirvelo è uno che, essendo giovane, vi ha un pò rotto le uova nel paniere. Anche se a dirvelo è uno che state osteggiando politicamente e, forse, umanamente. Anche se a dirvelo, insomma, sono io.
A presto
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domenica 12 dicembre 2010
NIENTE PAURA
Non pensavo fosse così. Non pensavo che criticare l'azione significasse insultare l'essere. Non pensavo...
Confesso: non ho mai avuto paura di nulla e di nessuno. Perchè con nessuno ho avuto comportamenti lesivi. Ma alcuni piccoli episodi mi hanno raggelato. Se da me si vuole una risposta, non sarà certo una risposta di resa, di abbandono. Spero solo di non rimanere solo.
"Niente paura, ci pensa la vita...mi han detto così!
A parte che ho ancora il vomito per quello che riescono a dire
Non so se son peggio le balle oppure le facce che riescono a fare."
NON HO PAURA
Confesso: non ho mai avuto paura di nulla e di nessuno. Perchè con nessuno ho avuto comportamenti lesivi. Ma alcuni piccoli episodi mi hanno raggelato. Se da me si vuole una risposta, non sarà certo una risposta di resa, di abbandono. Spero solo di non rimanere solo.
"Niente paura, ci pensa la vita...mi han detto così!
A parte che ho ancora il vomito per quello che riescono a dire
Non so se son peggio le balle oppure le facce che riescono a fare."
NON HO PAURA
mercoledì 1 dicembre 2010
La politica laertina ai tempi del panettone
"Sabato sera sono stato a Laterza (Taranto) per presentare il candidato sindaco del centrosinistra alle prossime elezioni comunali. Si chiama Gianfranco Lopane ed è un giovane ingegnere gestionale laureato al Politecnico di Bari che ha stravinto le primarie con quasi duemila voti. Mi ha commosso sentirlo parlare con competenza ed emozione della sua città". Così Michele Emiliano commenta, sulla sua pagina Facebook, la serata laertina. A lui (che ha promesso di tornare e noi, chiaramente, lo aspettiamo a braccia aperte!) ri-va il mio più sentito ringraziamento, anche a nome dei 2020boys&girls, del csx partitico e associazionistico..ma anche (e soprattutto) di tutta la cittadinanza che, sabato sera, è stata ammaliata da questo gigante della buona politica.
Eppure the "show must go on". Andiamo avanti, allora. Quali sono i prossimi passi, dite? Io "milito" nel centrosinistra e, dunque, di centrodestra ne capisco poco. Eppure due parole le spenderò pure per l'altra fazione.
Dicevamo "show must go on". E lo spettacolo continuerà per tutti.
Urge, per cominciare la delucidazione, una riflessione costruita sulla fonetica inglese. La terminologia verbale "go on" in inglese si pronuncia allo stesso modo di "gone". Chiaramente, però, i due verbi hanno significato diverso. Chiarisco meglio: "go on" ha il significato di "andare avanti" o "continuare"; mentre "gone" significa "andato", "finito", "passato", "spacciato", "perduto". Capite ora che ad una similissima pronuncia non corrisponde una interpretazione altrettanto speculare.
Ma, allora, per chi lo spettacolo ha buone possibilità di proseguire (go on) e per chi, invece, sembra, a mio modo di vedere, ormai alle battute conclusive (gone)?
Il centrosinistra, anche grazie alle primarie, ha trovato una quadratura per quanto riguarda il capitano della squadra, per un impalcatura programmatica e per i criteri per la formazione della lista (competenza, moralità, parità di genere, assenza di conflitto di interessi). La volontà, inoltre, è quella di comporre una squadra che, partendo dai suddetti criteri, valorizzi il "nuovo che avanza" senza per questo estirpare quella giusta esperienza che può far solo bene in un'amministrazione comunale. Tutti i partiti, inoltre, si stanno impegnando come possono, assieme al candidato sindaco per recuperare lo scontento Stano e serrare definitivamente le fila. Le premesse sono ottime ed incoraggianti: lo show può andare avanti (ci è scappata anche la rima, mi è aumentata anche l'autostima!...altra rima).
Il fronte centrodestra appare ancora frastagliato: quattro candidati per il PdL (Iacobellis, Minei, Pugliese, Saccomanni) e tre del neonato movimento Tradizione e Progresso (Di Lena Vito, Perrone Francesco, Catucci: ho specificato i nomi dei primi due non per preferenza ma per evitare omonimie). Tutti candidati, qualcuno un po' più degli altri ma tutti legittimati e auto-legittimantesi.
Qualcuno lascia commenti laconici su facebook, qualcuno gira per la città dicendo, quasi in lacrime, di essere pronto ad un passo indietro, qualcuno gira per bar ridendo e scherzando con la gente mentre riassapora la luce dopo anni di buio. Qualcuno là, qualcuno qua, qualcuno lì.
La vox populi, sempre arguta e preparata, annuncia un ricompattamento imminente del gruppo destrista. E la suddetta vox, sibilando, dice anche il perché: paura di perdere il piccolo scettro, la rete di potere creata in circa 10 anni di amministrazione. Questo, però, lo dice il popolo. Come dite? Il Presidente del Consiglio ha detto che il popolo ha sempre ragione (quando sceglie lui!)? Ah bè, forse gliel'ha detta Putin!
Tornando seri: il centrodestra è lontano da un definitivo assetto (compatto o diviso). Quindi lo show, almeno per ora, sembra, per loro, ai titoli di coda. E ciò sembra ancora più vero anche per un dato meramente politico: in questi 297 giorni senza sindaco, il PdL è stato pressoché assente dalla piazza e vuoto in proposta politica. Pertanto, aspetto con impazienza una idea, una parola di verità su tutto anche dal cdx. E sarò qui, pronto a parlarne criticamente (nel senso greco del termine!).
Eppure, amiche e amici, la situazione è talmente atipica da crearmi pensieri, ma soprattutto dubbi. Ho parlato con un esponente politico del centrodestra laertino, il quale mi riferiva della sua sicurezza nella riappacificazione della ex-maggioranza..e poi della loro vittoria finale. Non mi ha affatto convinto, per esser sinceri. E i dubbi son restati e credo che con me mangeranno il panettone.
Anche perché, scrisse Luciano De Crescenzo nel suo libro intitolato Il dubbio: "Solo gli imbecilli non hanno dubbi!", "Ne sei sicuro?", "Non ho alcun dubbio!".
P.S. In inglese le frasi corrette per esprimere le differenze emerse da quest'analisi sarebbero così: "the show must go on" e "the show is gone", "lo spettacolo deve continuare" e "lo spettacolo è finito".
A presto
Eppure the "show must go on". Andiamo avanti, allora. Quali sono i prossimi passi, dite? Io "milito" nel centrosinistra e, dunque, di centrodestra ne capisco poco. Eppure due parole le spenderò pure per l'altra fazione.
Dicevamo "show must go on". E lo spettacolo continuerà per tutti.
Urge, per cominciare la delucidazione, una riflessione costruita sulla fonetica inglese. La terminologia verbale "go on" in inglese si pronuncia allo stesso modo di "gone". Chiaramente, però, i due verbi hanno significato diverso. Chiarisco meglio: "go on" ha il significato di "andare avanti" o "continuare"; mentre "gone" significa "andato", "finito", "passato", "spacciato", "perduto". Capite ora che ad una similissima pronuncia non corrisponde una interpretazione altrettanto speculare.
Ma, allora, per chi lo spettacolo ha buone possibilità di proseguire (go on) e per chi, invece, sembra, a mio modo di vedere, ormai alle battute conclusive (gone)?
Il centrosinistra, anche grazie alle primarie, ha trovato una quadratura per quanto riguarda il capitano della squadra, per un impalcatura programmatica e per i criteri per la formazione della lista (competenza, moralità, parità di genere, assenza di conflitto di interessi). La volontà, inoltre, è quella di comporre una squadra che, partendo dai suddetti criteri, valorizzi il "nuovo che avanza" senza per questo estirpare quella giusta esperienza che può far solo bene in un'amministrazione comunale. Tutti i partiti, inoltre, si stanno impegnando come possono, assieme al candidato sindaco per recuperare lo scontento Stano e serrare definitivamente le fila. Le premesse sono ottime ed incoraggianti: lo show può andare avanti (ci è scappata anche la rima, mi è aumentata anche l'autostima!...altra rima).
Il fronte centrodestra appare ancora frastagliato: quattro candidati per il PdL (Iacobellis, Minei, Pugliese, Saccomanni) e tre del neonato movimento Tradizione e Progresso (Di Lena Vito, Perrone Francesco, Catucci: ho specificato i nomi dei primi due non per preferenza ma per evitare omonimie). Tutti candidati, qualcuno un po' più degli altri ma tutti legittimati e auto-legittimantesi.
Qualcuno lascia commenti laconici su facebook, qualcuno gira per la città dicendo, quasi in lacrime, di essere pronto ad un passo indietro, qualcuno gira per bar ridendo e scherzando con la gente mentre riassapora la luce dopo anni di buio. Qualcuno là, qualcuno qua, qualcuno lì.
La vox populi, sempre arguta e preparata, annuncia un ricompattamento imminente del gruppo destrista. E la suddetta vox, sibilando, dice anche il perché: paura di perdere il piccolo scettro, la rete di potere creata in circa 10 anni di amministrazione. Questo, però, lo dice il popolo. Come dite? Il Presidente del Consiglio ha detto che il popolo ha sempre ragione (quando sceglie lui!)? Ah bè, forse gliel'ha detta Putin!
Tornando seri: il centrodestra è lontano da un definitivo assetto (compatto o diviso). Quindi lo show, almeno per ora, sembra, per loro, ai titoli di coda. E ciò sembra ancora più vero anche per un dato meramente politico: in questi 297 giorni senza sindaco, il PdL è stato pressoché assente dalla piazza e vuoto in proposta politica. Pertanto, aspetto con impazienza una idea, una parola di verità su tutto anche dal cdx. E sarò qui, pronto a parlarne criticamente (nel senso greco del termine!).
Eppure, amiche e amici, la situazione è talmente atipica da crearmi pensieri, ma soprattutto dubbi. Ho parlato con un esponente politico del centrodestra laertino, il quale mi riferiva della sua sicurezza nella riappacificazione della ex-maggioranza..e poi della loro vittoria finale. Non mi ha affatto convinto, per esser sinceri. E i dubbi son restati e credo che con me mangeranno il panettone.
Anche perché, scrisse Luciano De Crescenzo nel suo libro intitolato Il dubbio: "Solo gli imbecilli non hanno dubbi!", "Ne sei sicuro?", "Non ho alcun dubbio!".
P.S. In inglese le frasi corrette per esprimere le differenze emerse da quest'analisi sarebbero così: "the show must go on" e "the show is gone", "lo spettacolo deve continuare" e "lo spettacolo è finito".
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domenica 28 novembre 2010
20 in poppa: Direzione Futuro!
Ieri sera Laterza ha accolto il sindaco di Bari Michele Emiliano. Una Cittadella stracolma ha, infatti, preso parte all'evento di Laterza2020 denominato "20 in poppa".
Ad avere il compito di inaugurare la serata era proprio chi vi scrive. Non è stato facile con a un gigante dall'occhio sorridente al mio fianco e con un pubblico mai così folto. Insomma, bella emozione.
Dopo il saluto dei partiti presenti in sala (SeL non lo era perché la sua dirigenza era a Roma, alla manifestazione della CGIL), la parola è passata al candidato sindaco Gianfranco Lopane e all'illustre ospite della serata, il buon Emiliano.
Tra i due, oltre ad una buona affinità elettiva (in tutti i sensi possibili della parola "elettiva"!), c'è stato subito feeling programmatico-strutturale: dai punti chiave del programma all'importanza della squadra di governo, Emiliano ha sottolineato quanto detto da Gianfranco. L'ex magistrato non è stato avaro di consigli al candidato sindaco, alla coalizione ed alla cittadinanza.
Io, chiaramente, posso raccontare tutto da una prospettiva diversa: ero lì di fianco a lui, una bestia di stazza (fisica e politica). E francamente ho provato una certa emozione: mi è sembrato di conoscerlo da sempre!
Per questo, in alcuni frangenti (e soprattutto quando "preparava" Gianfranco alla vita da sindaco), mi è parso che a parlare ci fosse un fratello, un padre..che bonario dispensa il suo passato a chi verrà dopo.
Uniti, Gianfranco e Michele, anche nell'appello a Stano: restiamo insieme, senza pretese...perché a pretendere il meglio è il paese! E' la platea ha sonoramente approvato l'accorato appello.
L'abbraccio finale tra i due e le foto con i giovani di L2020 sono, esemplificando, la chiusura migliore per il messaggio più giusto: Laterza ora è pronta a cambiare per davvero.
P.S. In me resterà il ricordo di una serata bellissima e di una persona umana e disponibile. A nome mio, di Laterza2020, del Pd, di tutto il centrosinistra e di tutta la città...a Michele va un grandissimo GRAZIE!
Ad avere il compito di inaugurare la serata era proprio chi vi scrive. Non è stato facile con a un gigante dall'occhio sorridente al mio fianco e con un pubblico mai così folto. Insomma, bella emozione.
Dopo il saluto dei partiti presenti in sala (SeL non lo era perché la sua dirigenza era a Roma, alla manifestazione della CGIL), la parola è passata al candidato sindaco Gianfranco Lopane e all'illustre ospite della serata, il buon Emiliano.
Tra i due, oltre ad una buona affinità elettiva (in tutti i sensi possibili della parola "elettiva"!), c'è stato subito feeling programmatico-strutturale: dai punti chiave del programma all'importanza della squadra di governo, Emiliano ha sottolineato quanto detto da Gianfranco. L'ex magistrato non è stato avaro di consigli al candidato sindaco, alla coalizione ed alla cittadinanza.
Io, chiaramente, posso raccontare tutto da una prospettiva diversa: ero lì di fianco a lui, una bestia di stazza (fisica e politica). E francamente ho provato una certa emozione: mi è sembrato di conoscerlo da sempre!
Per questo, in alcuni frangenti (e soprattutto quando "preparava" Gianfranco alla vita da sindaco), mi è parso che a parlare ci fosse un fratello, un padre..che bonario dispensa il suo passato a chi verrà dopo.
Uniti, Gianfranco e Michele, anche nell'appello a Stano: restiamo insieme, senza pretese...perché a pretendere il meglio è il paese! E' la platea ha sonoramente approvato l'accorato appello.
L'abbraccio finale tra i due e le foto con i giovani di L2020 sono, esemplificando, la chiusura migliore per il messaggio più giusto: Laterza ora è pronta a cambiare per davvero.
P.S. In me resterà il ricordo di una serata bellissima e di una persona umana e disponibile. A nome mio, di Laterza2020, del Pd, di tutto il centrosinistra e di tutta la città...a Michele va un grandissimo GRAZIE!
lunedì 8 novembre 2010
Prossima fermata Italia: rottamatori di idee
Prima di andare a studiare, mi sembra giusto postarvi qualcosina in merito all'atteso evento di questo week-end, cioè Prossima fermata Italia.
L'hanno chiamato meeting dei rottamatori. Io, da casa, non l'ho vissuto così. Ma lo guardavo con il cuore ricolmo di speranza e di gioia perché, per la primissima volta, il Pd e la sinistra parlava i politica. Sul palco si sono succeduti in tantissimi che, nei loro cinque minuti, hanno parlato di un argomento a partire da una parola chiave...in modo tale da poter formare un vocabolario di contenuti per l'Italia.
Parlare di quel che è stato detto mi è impossibile qui ma vi posterò qualche intervento dei "big" dalle quali parole, credo, occorrerà ripartire.
Ivan Scalfarotto ha scelto parola Perpetui: “Mi faccio carico io di dire che la questione generazionale c’è. C’è anche un problema generazionale. I problemi non possono che essere risolti da chi ne sente l’urgenza. Crediamo di vivere in un paese garantista sul fronte del lavoro, e invece abbiamo un esercito di giovani schiavi. Non c’è questione tattica per distruggere le speranze dei giovani siciliani. Sostenere il governo Lombardo è una decisione che ha una valenza devastante. “Io sono il vice presidente del PD e sono orgoglioso di essere vice presidente del PD che si è riunito a Roma. Ho sentito la medesima buona volontà, l’entusiasmo, quello che ci serve. Il PD di Roma e quello di Firenze non sono due partiti diversi: sono lo stesso partito. E io sono orgoglioso di essere vicepresidente di questo partito”.
Matteo Renzi: “Esiste una sola grande possibilità per chi crede nei valori dell’impegno: non abbandonare gli altri al proprio futuro. Eppure l’abbiamo fatto. In Brasile una donna è appena stata eletta presidente della repubblica: certo non ha fatto festini. Certo si è messa in scia di un grande personaggio e di un grande sindacato che l’hanno aiutata a crescere. Oppure prendete gli Stati Uniti: Obama prende una tranvata storica. Perché non è stato bravo a comunicare? A me piace pensare che quella scelta di cui la accusano – la riforma sanitaria – sia una di quelle scelte per cui vale la pena anche correre il rischio di prendere una tranvata. E c’è anche qualcosa che è accaduto a destra. Un ragazzo degli anni Settanta, un repubblicano. Si chiama Marco Rubio. Il primo ispanico che sta cambiando la storia del suo partito, un giovanotto maleducato. Finché la destra repubblicana avrà Rubio e la nostra destra avrà Ruby, non andremo da nessuna parte. Da sei mesi stiamo dietro a Granata, Briguglio, Bocchino. Davvero è una discussione che non riguarda l’Italia. Non è che hanno due idee diverse: non possono raccontarci che hanno cambiato idea dopo diciassette anni a votare tutte le leggi ad personam. Io ieri li ho paragonati a Beautiful, magari sono stato maleducato: aspetto che Ridge e Thorne si lamentino. Ma credete che il problema di questo paese sia la legge elettorale? Non è vero. Sì, è una legge elettorale vergognosa. Tutti vogliono cambiarla ma non dicono mai come, perché non sono d’accordo. Perché non lo fanno adesso? E allora la legge elettorale è il grande alibi per fare un bel governone tecnico per esautorare la politica e consentire a Berlusconi di riguadagnare la sua verginità politica. È mai possibile che questo partito abbia scelto il casting invece che le primarie, al momento di fare le liste elettorali? Primarie sempre e ovunque per la scelta dei parlamentari.
Se quando ho parlato di rottamazione avessi pensato che per due mesi il PD avesse parlato di rottamazione, mi sarei sganasciato dalle risate. Ma vi pare che io voglio mettere in un compattatore delle persone? Chi dice così ha un problema, perché vede se stesso nella propria carriera politica. Noi abbiamo una emergenza. Abbiamo gli stessi leader che sono lì da più di vent’anni. Nel mondo normale i partiti rimangono fermi, i leader cambiano. Da noi i partiti cambiano e non c’è possibilità di cambiare leader. Dicono: ganzo Renzi, lo dice perché ci vuole andare lui. È uno degli elementi più tristi del retropensierismo: l’idea che non si possa dire nulla senza che qualcuno dica ‘vedi cosa c’è sotto?’. L’idea che non si possa esprimere il proprio pensiero senza essere accusati di avere interessi personali. Fateci parlare liberamente di politica. Il creativo della politica italiana, parliamone.
L’Unione ha dato vita al momento più diviso della repubblica. Il Partito dell’amore: il giorno dopo che l’ha detto sembrava la guerra dei Roses. Il Popolo della Libertà: tu dissenti? Fuori. Ora, è possibile che noi ci chiamiamo Partito Democratico e si debba trattare chi non è d’accordo come un nemico?
Bersani dice ‘amate la ditta’. Vorrei presentarvi la mia maggioranza: io sono il sindaco dell’unica grande città in cui il PD è maggioranza assoluta. Lo è perché gli eletti nelle liste civiche sono entrati nel PD. Noi non siamo una componente di un partito: noi amiamo profondamente la ditta. È che non vogliamo vederla fallire. Voi dovete avere rispetto per noi, noi avremo rispetto per voi. Nessuno di noi viene da Marte o da una storia inventata. Io sono stato cooptato da presidente della provincia, non è che ho vinto la lotteria. Poi ho capito che se fossi rimasto lì sarei diventato un pollo da batteria. Dobbiamo dire al passato: grazie. Ma al futuro: sì. Non possiamo diventare i reduci e i nostalgici della politica italiana. Dicono che il problema l’ho posto io. Ma vi rendete conto che questo non è un paese normale? Non è che siccome Berlusconi sa comunicare bene, noi per essere diversi non dobbiamo comunicare. Dobbiamo fare capire alle persone quello che diciamo. Abbiamo bisogno di tornare a parlare la parola delle emozioni. La politica deve produrre sentimenti: se no produce rabbia.
Sul lavoro non ha senso fare il derby tra Marchionne e la FIOM. C’è un’urgenza di innovazione. L’unica cifra della rappresentabilità del mondo del lavoro non può essere i pensionati.
Io sono cattolico, ne sono fiero e non mi vergogno. Ne sono fiero quanto sono fiero della mia laicità quando governo da sindaco di Firenze. Quello che ho capito stando da sindaco nell’ospedale dove un ragazzo di 21 anni era appena uscito dalla sala operatoria perché in questa città un gruppo delinquenti lo avevano picchiato fino a sfigurarlo solo perché amava un uomo. Quel ragazzo mi ha fatto venire un sentimento di rabbia che è pari a quello di una signora perbene di Firenze che quando ho messo una canzone di Tiziano Ferro durante un matrimonio s’è lamentata perché era un culattone. Questo punto è un punto culturale drammatico che sostanzia la battuta di Berlusconi. Facciamo un grande investimento sull’unica cosa che ci salverà: la parola cultura, la parola bellezza. Bondi e Tremonti. Io non so chi tra loro è responsabile per la vicenda di Pompei, ma uno dei due si dimetta.
Noi pensiamo che soltanto mettendoci in gioco riusciremo a cambiare questo paese. Il nostro tempo o ce lo prendiamo noi o non ce o prendiamo mai. Da Firenze ci rimettiamo in gioco senza pretendere posti, senza invocare protezioni, ma senza chiedere ad altri ciò che ci prenderemo da soli.”
E poi Pippo Civati: “Rottamazione sarà anche un termine poco educato, ma l’usato poco sicuro di Fini non va bene. Noi vogliamo ripartire dai ritardi, dalle indecisioni e dagli sprechi del Paese. L’Italia è una tartaruga che va piano, che però potrebbe volare e occuparsi di chi verrà dopo di noi. Nella prossima Repubblica si va con una cultura politica diversa. Non è solo importante numerare le proposte, ma dare delle priorità. Immigrazione, ambiente, sono temi poco affrontati. Ci rivolgiamo a chi ha voglia di costruire un paese con un partito nuovo, quello di chi non è ancora garantito.
Non ci interessa la collocazione nostra, ma quella del PD e il suo ruolo nel mondo. Ci dicono che non abbiamo contenuti, ma ne avete sentiti in questi giorni. Ci sono cose già sentite, ci dicono, certo, peccato che in Italia nessuno le abbia poi mai fatte. Non siamo una corrente, siamo una campagna, un’energia, tanti punti di vista. Se Bersani ce lo chiede gli organizziamo una cosa simile. Vorrei un PD quasi banale. Il PD del consigliere tunisino e anche italiano. Il PD dell’artigiano di Pontida, che magari non vota più la Lega e non sa chi votare. Il giovane davanti a un PC ad Arcore o Siracusa. Un PD dedicato alle donne italiane che vanno onorate come va onorata la Repubblica.”
Rottamazione è termine indelicato se riferito ad una persona. Io sono un rottamatore delle idee e dei modi di far politica. Ed è in quest'ottica che andava e va vista il meeting della Leopolda. Spero che i più capiscano: questo tempo è nostro e ce lo prenderemo!
L'hanno chiamato meeting dei rottamatori. Io, da casa, non l'ho vissuto così. Ma lo guardavo con il cuore ricolmo di speranza e di gioia perché, per la primissima volta, il Pd e la sinistra parlava i politica. Sul palco si sono succeduti in tantissimi che, nei loro cinque minuti, hanno parlato di un argomento a partire da una parola chiave...in modo tale da poter formare un vocabolario di contenuti per l'Italia.
Parlare di quel che è stato detto mi è impossibile qui ma vi posterò qualche intervento dei "big" dalle quali parole, credo, occorrerà ripartire.
Ivan Scalfarotto ha scelto parola Perpetui: “Mi faccio carico io di dire che la questione generazionale c’è. C’è anche un problema generazionale. I problemi non possono che essere risolti da chi ne sente l’urgenza. Crediamo di vivere in un paese garantista sul fronte del lavoro, e invece abbiamo un esercito di giovani schiavi. Non c’è questione tattica per distruggere le speranze dei giovani siciliani. Sostenere il governo Lombardo è una decisione che ha una valenza devastante. “Io sono il vice presidente del PD e sono orgoglioso di essere vice presidente del PD che si è riunito a Roma. Ho sentito la medesima buona volontà, l’entusiasmo, quello che ci serve. Il PD di Roma e quello di Firenze non sono due partiti diversi: sono lo stesso partito. E io sono orgoglioso di essere vicepresidente di questo partito”.
Matteo Renzi: “Esiste una sola grande possibilità per chi crede nei valori dell’impegno: non abbandonare gli altri al proprio futuro. Eppure l’abbiamo fatto. In Brasile una donna è appena stata eletta presidente della repubblica: certo non ha fatto festini. Certo si è messa in scia di un grande personaggio e di un grande sindacato che l’hanno aiutata a crescere. Oppure prendete gli Stati Uniti: Obama prende una tranvata storica. Perché non è stato bravo a comunicare? A me piace pensare che quella scelta di cui la accusano – la riforma sanitaria – sia una di quelle scelte per cui vale la pena anche correre il rischio di prendere una tranvata. E c’è anche qualcosa che è accaduto a destra. Un ragazzo degli anni Settanta, un repubblicano. Si chiama Marco Rubio. Il primo ispanico che sta cambiando la storia del suo partito, un giovanotto maleducato. Finché la destra repubblicana avrà Rubio e la nostra destra avrà Ruby, non andremo da nessuna parte. Da sei mesi stiamo dietro a Granata, Briguglio, Bocchino. Davvero è una discussione che non riguarda l’Italia. Non è che hanno due idee diverse: non possono raccontarci che hanno cambiato idea dopo diciassette anni a votare tutte le leggi ad personam. Io ieri li ho paragonati a Beautiful, magari sono stato maleducato: aspetto che Ridge e Thorne si lamentino. Ma credete che il problema di questo paese sia la legge elettorale? Non è vero. Sì, è una legge elettorale vergognosa. Tutti vogliono cambiarla ma non dicono mai come, perché non sono d’accordo. Perché non lo fanno adesso? E allora la legge elettorale è il grande alibi per fare un bel governone tecnico per esautorare la politica e consentire a Berlusconi di riguadagnare la sua verginità politica. È mai possibile che questo partito abbia scelto il casting invece che le primarie, al momento di fare le liste elettorali? Primarie sempre e ovunque per la scelta dei parlamentari.
Se quando ho parlato di rottamazione avessi pensato che per due mesi il PD avesse parlato di rottamazione, mi sarei sganasciato dalle risate. Ma vi pare che io voglio mettere in un compattatore delle persone? Chi dice così ha un problema, perché vede se stesso nella propria carriera politica. Noi abbiamo una emergenza. Abbiamo gli stessi leader che sono lì da più di vent’anni. Nel mondo normale i partiti rimangono fermi, i leader cambiano. Da noi i partiti cambiano e non c’è possibilità di cambiare leader. Dicono: ganzo Renzi, lo dice perché ci vuole andare lui. È uno degli elementi più tristi del retropensierismo: l’idea che non si possa dire nulla senza che qualcuno dica ‘vedi cosa c’è sotto?’. L’idea che non si possa esprimere il proprio pensiero senza essere accusati di avere interessi personali. Fateci parlare liberamente di politica. Il creativo della politica italiana, parliamone.
L’Unione ha dato vita al momento più diviso della repubblica. Il Partito dell’amore: il giorno dopo che l’ha detto sembrava la guerra dei Roses. Il Popolo della Libertà: tu dissenti? Fuori. Ora, è possibile che noi ci chiamiamo Partito Democratico e si debba trattare chi non è d’accordo come un nemico?
Bersani dice ‘amate la ditta’. Vorrei presentarvi la mia maggioranza: io sono il sindaco dell’unica grande città in cui il PD è maggioranza assoluta. Lo è perché gli eletti nelle liste civiche sono entrati nel PD. Noi non siamo una componente di un partito: noi amiamo profondamente la ditta. È che non vogliamo vederla fallire. Voi dovete avere rispetto per noi, noi avremo rispetto per voi. Nessuno di noi viene da Marte o da una storia inventata. Io sono stato cooptato da presidente della provincia, non è che ho vinto la lotteria. Poi ho capito che se fossi rimasto lì sarei diventato un pollo da batteria. Dobbiamo dire al passato: grazie. Ma al futuro: sì. Non possiamo diventare i reduci e i nostalgici della politica italiana. Dicono che il problema l’ho posto io. Ma vi rendete conto che questo non è un paese normale? Non è che siccome Berlusconi sa comunicare bene, noi per essere diversi non dobbiamo comunicare. Dobbiamo fare capire alle persone quello che diciamo. Abbiamo bisogno di tornare a parlare la parola delle emozioni. La politica deve produrre sentimenti: se no produce rabbia.
Sul lavoro non ha senso fare il derby tra Marchionne e la FIOM. C’è un’urgenza di innovazione. L’unica cifra della rappresentabilità del mondo del lavoro non può essere i pensionati.
Io sono cattolico, ne sono fiero e non mi vergogno. Ne sono fiero quanto sono fiero della mia laicità quando governo da sindaco di Firenze. Quello che ho capito stando da sindaco nell’ospedale dove un ragazzo di 21 anni era appena uscito dalla sala operatoria perché in questa città un gruppo delinquenti lo avevano picchiato fino a sfigurarlo solo perché amava un uomo. Quel ragazzo mi ha fatto venire un sentimento di rabbia che è pari a quello di una signora perbene di Firenze che quando ho messo una canzone di Tiziano Ferro durante un matrimonio s’è lamentata perché era un culattone. Questo punto è un punto culturale drammatico che sostanzia la battuta di Berlusconi. Facciamo un grande investimento sull’unica cosa che ci salverà: la parola cultura, la parola bellezza. Bondi e Tremonti. Io non so chi tra loro è responsabile per la vicenda di Pompei, ma uno dei due si dimetta.
Noi pensiamo che soltanto mettendoci in gioco riusciremo a cambiare questo paese. Il nostro tempo o ce lo prendiamo noi o non ce o prendiamo mai. Da Firenze ci rimettiamo in gioco senza pretendere posti, senza invocare protezioni, ma senza chiedere ad altri ciò che ci prenderemo da soli.”
E poi Pippo Civati: “Rottamazione sarà anche un termine poco educato, ma l’usato poco sicuro di Fini non va bene. Noi vogliamo ripartire dai ritardi, dalle indecisioni e dagli sprechi del Paese. L’Italia è una tartaruga che va piano, che però potrebbe volare e occuparsi di chi verrà dopo di noi. Nella prossima Repubblica si va con una cultura politica diversa. Non è solo importante numerare le proposte, ma dare delle priorità. Immigrazione, ambiente, sono temi poco affrontati. Ci rivolgiamo a chi ha voglia di costruire un paese con un partito nuovo, quello di chi non è ancora garantito.
Non ci interessa la collocazione nostra, ma quella del PD e il suo ruolo nel mondo. Ci dicono che non abbiamo contenuti, ma ne avete sentiti in questi giorni. Ci sono cose già sentite, ci dicono, certo, peccato che in Italia nessuno le abbia poi mai fatte. Non siamo una corrente, siamo una campagna, un’energia, tanti punti di vista. Se Bersani ce lo chiede gli organizziamo una cosa simile. Vorrei un PD quasi banale. Il PD del consigliere tunisino e anche italiano. Il PD dell’artigiano di Pontida, che magari non vota più la Lega e non sa chi votare. Il giovane davanti a un PC ad Arcore o Siracusa. Un PD dedicato alle donne italiane che vanno onorate come va onorata la Repubblica.”
Rottamazione è termine indelicato se riferito ad una persona. Io sono un rottamatore delle idee e dei modi di far politica. Ed è in quest'ottica che andava e va vista il meeting della Leopolda. Spero che i più capiscano: questo tempo è nostro e ce lo prenderemo!
martedì 2 novembre 2010
CHI FERMERA' LA MUSICA?
In queste ore attacchi personali a tutti: ai ragazzi di L2020, ai partiti, ai sindacati, a me (pooovero me!), a Gianfranco Lopane...a tutto e tutti!
Allora per stemperare un po' gli animi...ho un video musicale per tutti!
AI RAGAZZI DI LATERZA2020
A GIANFRANCO LOPANE
AI SUOI ELETTORI
E QUESTA LA DEDICO A TUTTI..MA SPECIALMENTE A ME!
Queste canzoni le pubblico per sorridere un po'. Perché oggi non ho sorriso per nulla: amici che leggete, noi ragazzi siamo stanchi d queste polemiche sterili e basate sul pettegolezzo. Sappiamo che non si potrà mai esser tutti d'accordo su di una persona (è chiaro: le opinioni di tutti sono personali e quindi diverse tra loro). Vi chiedo, anche a nome degli altri ragazzi di L2020, solo una cosa: rispettateci per quello che abbiamo fatto, e cioè per il nostro lavoro che è sotto gli occhi di tutti se solo ci raggiungete in sede.
Per quanto riguarda le critiche, noi le sappiamo accettare...ma le gradiremmo costruttive! Insomma, parliamo di cosa non ci piace della nostra città, come vorremo fosse, cosa fare per i giovani, per le donne, per gli anziani..e via discorrendo.
Spero solo che questo post...non rechi sotto di se la scritta "0 commenti".
Un abbraccio,
Seneca
Allora per stemperare un po' gli animi...ho un video musicale per tutti!
AI RAGAZZI DI LATERZA2020
A GIANFRANCO LOPANE
AI SUOI ELETTORI
E QUESTA LA DEDICO A TUTTI..MA SPECIALMENTE A ME!
Queste canzoni le pubblico per sorridere un po'. Perché oggi non ho sorriso per nulla: amici che leggete, noi ragazzi siamo stanchi d queste polemiche sterili e basate sul pettegolezzo. Sappiamo che non si potrà mai esser tutti d'accordo su di una persona (è chiaro: le opinioni di tutti sono personali e quindi diverse tra loro). Vi chiedo, anche a nome degli altri ragazzi di L2020, solo una cosa: rispettateci per quello che abbiamo fatto, e cioè per il nostro lavoro che è sotto gli occhi di tutti se solo ci raggiungete in sede.
Per quanto riguarda le critiche, noi le sappiamo accettare...ma le gradiremmo costruttive! Insomma, parliamo di cosa non ci piace della nostra città, come vorremo fosse, cosa fare per i giovani, per le donne, per gli anziani..e via discorrendo.
Spero solo che questo post...non rechi sotto di se la scritta "0 commenti".
Un abbraccio,
Seneca
sabato 16 ottobre 2010
IN INTERNET VERITAS
La ricordate la legge "Ammazza-blog" tanto agognata dal governo (ancora) in carica? Come no! Quella che avrebbe voluto limitare l'informazione anche sul web. Se davvero non la ricordate, vi suggerisco approfondimenti leggendo qui, quo e qua. E' una legge che, purtroppo, sta tornando. In parlamento e en plein air, in pubblico insomma.
I blog, e soprattutto i blogger, vengono dovunque accusati di diffamazione e chiunque ne vorrebbe la chiusura.
Mi (e vi) domando il perché di questa "persecuzione". Sarà che su internet gira e si fa sentire la vox populi che, seppure non è propriamente vox dei, comunque la si veda dice le cose come (più o meno) stanno...aggiungendo, ovviamente, l'ironia ed il sarcasmo che rendono le idee ancora più comprensibili.
E se a capo di questa "persecuzione" si ergono politici e politicanti di ogni "misura" ed estrazione (pseudo)parlamentare la cosa è ben più chiara: la politica, a volte, ha paura della verità. Perché la verità ti fa male, lo so...
Lo so che non ho sbagliato una volta e mai sbaglierò
(la verità ti fa male, lo so)
Non dovresti pensare a me
ma stare più attento a te
C'è già tanta gente che
ce la su con te, chi lo sa perché?
Caterina Caselli docet!
I blog, e soprattutto i blogger, vengono dovunque accusati di diffamazione e chiunque ne vorrebbe la chiusura.
Mi (e vi) domando il perché di questa "persecuzione". Sarà che su internet gira e si fa sentire la vox populi che, seppure non è propriamente vox dei, comunque la si veda dice le cose come (più o meno) stanno...aggiungendo, ovviamente, l'ironia ed il sarcasmo che rendono le idee ancora più comprensibili.
E se a capo di questa "persecuzione" si ergono politici e politicanti di ogni "misura" ed estrazione (pseudo)parlamentare la cosa è ben più chiara: la politica, a volte, ha paura della verità. Perché la verità ti fa male, lo so...
Lo so che non ho sbagliato una volta e mai sbaglierò
(la verità ti fa male, lo so)
Non dovresti pensare a me
ma stare più attento a te
C'è già tanta gente che
ce la su con te, chi lo sa perché?
Caterina Caselli docet!
sabato 9 ottobre 2010
Laterza2020 non si ferma: che le volpi se ne facciano una ragione!
Naviganti, è online il sito web di Laterza2020. Visitate tutte le varie sezioni...troverete spazio per le vostre idee con le varie discussioni sul forum, così come sranno proposti vari sondaggi, per non parlare degli aggiornamenti sulla vita politica e non della città di Laterza.
E' un progetto, quello di Laterza2020, che sta crescendo...e crescerà checchè ne dicano i mestieranti che, come potete notare, vogliono sempre mettere in soffita il rinnovamento. Ma ora no...ora c'è chi non abbasserà la voce e lo sguardo: giovani sì, fessi no!
P.S. Per lasciarvi, vi suggerisco l'ascolto di questa canzone che un mio caro amico mi ha a sua volta girato: non trovate nulla di familiare?!?
E' un progetto, quello di Laterza2020, che sta crescendo...e crescerà checchè ne dicano i mestieranti che, come potete notare, vogliono sempre mettere in soffita il rinnovamento. Ma ora no...ora c'è chi non abbasserà la voce e lo sguardo: giovani sì, fessi no!
P.S. Per lasciarvi, vi suggerisco l'ascolto di questa canzone che un mio caro amico mi ha a sua volta girato: non trovate nulla di familiare?!?
lunedì 27 settembre 2010
SILENZIO IN SALA: PARLIAMO NOI ROTTAMATORI TARTARUGHINI
Amici, oggi vi giro un video di importante consultazione. Si parla del futuro del Partito Democratico e di come questo possa (finalmente) crescere. Parlano Renzi, Civati, Serracchiani e Zingaretti: un quartetto che fa(rà) onore alla sinistra italiana.
Il 5,6 e 7 novembre dovrei essere anch'io a Firenze per il "meeting" dei rottamatori tartarughini, per parlare (anche con loro) di futuro e di idee. So che può servire non solo al Pd ma a tutto il Paese.
P.S. Intanto, aldilà della Manica, accade un "evento sconvolgente"...
Il 5,6 e 7 novembre dovrei essere anch'io a Firenze per il "meeting" dei rottamatori tartarughini, per parlare (anche con loro) di futuro e di idee. So che può servire non solo al Pd ma a tutto il Paese.
P.S. Intanto, aldilà della Manica, accade un "evento sconvolgente"...
giovedì 16 settembre 2010
Laterza2020: un think thank giovane (di Michele Cristella, da il Corriere del Giorno)

Amici e naviganti, vi posto l'articolo di Michele Cristella (cliccate sopra l'immagine per una lettura più confortevole) apparso ieri sul Corriere del Giorno. Si parla di Laterza2020: quest'oggetto misterioso che, con una sana reverie, si è messo in testa che, con analisi e dibattiti, un futuro si può disegnare anche nella nostra comunità. E lo si può disegnare insieme a tutti gli uomini di buona volontà. Buona lettura.
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mercoledì 15 settembre 2010
Caro blog ti scrivo, così mi distraggo un pò
Caro blog,
ti scrivo in pubblico credendo che, nonostante i soliti quattro simpatici e affezionatissimi gatti che ti leggono, comunque mi sento al riparo da occhi indiscreti.
Sto passando un periodo veramente controverso e, francamente, non ci sto capendo più granché (come dire: anche io sono umano, checchè se ne dica!).
E' nato un bel movimento politico-culturale (in cui credo moltissimo): e questo è bene. Al contempo sto studiando per l'esame di Psicologia: e questo è benissimo.
Eppure qualcosa non va...
Tra politica e vicende personali, mi trovo ad annaspare in un gioco che, sin da bambino, non m'è mai piaciuto: il nascondino. E di questo gioco esistono due "versioni": fisico e verbale.
Il primo, quello fisico, è, per così dire, la versione classica. Chi pratica questa tipologia di nascondino è praticamente invisibile (ma non assente!) dalla scena e resta tale in attesa di un movimento altrui per fare il suo "coupe de theatre".
Poi c'è la versione verbale, la più subdola perché più capziosa e suadente e, probabilmente, più efficace perché gioca su registri verbali e metaforici particolarmente arguti e, manco a dirlo, "nascondenti".
Devo dire la verità: essendo, da sempre, un ragazzo sincero e schietto, questi giochetti non mi attirano e non mi incuriosiscono. Tanto più se la tipologia "hide-and-seek", direbbero gli inglesi, è consigliata ai bimbi di età inferiore agli otto anni perché sviluppa la loro "motricità mentale".
E' facile capire che, non avendo più otto anni ormai da un pezzo e frequentando pochi ragazzini di quell'età, gradire più serietà nei rapporti interpersonali d'ogni genere. Ma non sempre, mi vien da pensare, l'età reale corrisponde all'età mentale.
Sono stanco e triste, mio caro quaderno-blog. Ma non lo do a vedere. Perché, chiaramente, ho una vita da vivere e, alla mia età, pensare a rincorrere i giocherelloni di ogni età non ne vale la pena...
Ti terrò aggiornato più che posso.
Un caro saluto,
tuo Leo
P.S. Eppure un bel motivo per gioire ce l'avrei: il mio blog ha raggiunto quota 1000 visite globali. Un ringraziamento speciale a tutti i miei affezionati visitatori: quota 1000 siete solo voi!
ti scrivo in pubblico credendo che, nonostante i soliti quattro simpatici e affezionatissimi gatti che ti leggono, comunque mi sento al riparo da occhi indiscreti.
Sto passando un periodo veramente controverso e, francamente, non ci sto capendo più granché (come dire: anche io sono umano, checchè se ne dica!).
E' nato un bel movimento politico-culturale (in cui credo moltissimo): e questo è bene. Al contempo sto studiando per l'esame di Psicologia: e questo è benissimo.
Eppure qualcosa non va...
Tra politica e vicende personali, mi trovo ad annaspare in un gioco che, sin da bambino, non m'è mai piaciuto: il nascondino. E di questo gioco esistono due "versioni": fisico e verbale.
Il primo, quello fisico, è, per così dire, la versione classica. Chi pratica questa tipologia di nascondino è praticamente invisibile (ma non assente!) dalla scena e resta tale in attesa di un movimento altrui per fare il suo "coupe de theatre".
Poi c'è la versione verbale, la più subdola perché più capziosa e suadente e, probabilmente, più efficace perché gioca su registri verbali e metaforici particolarmente arguti e, manco a dirlo, "nascondenti".
Devo dire la verità: essendo, da sempre, un ragazzo sincero e schietto, questi giochetti non mi attirano e non mi incuriosiscono. Tanto più se la tipologia "hide-and-seek", direbbero gli inglesi, è consigliata ai bimbi di età inferiore agli otto anni perché sviluppa la loro "motricità mentale".
E' facile capire che, non avendo più otto anni ormai da un pezzo e frequentando pochi ragazzini di quell'età, gradire più serietà nei rapporti interpersonali d'ogni genere. Ma non sempre, mi vien da pensare, l'età reale corrisponde all'età mentale.
Sono stanco e triste, mio caro quaderno-blog. Ma non lo do a vedere. Perché, chiaramente, ho una vita da vivere e, alla mia età, pensare a rincorrere i giocherelloni di ogni età non ne vale la pena...
Ti terrò aggiornato più che posso.
Un caro saluto,
tuo Leo
P.S. Eppure un bel motivo per gioire ce l'avrei: il mio blog ha raggiunto quota 1000 visite globali. Un ringraziamento speciale a tutti i miei affezionati visitatori: quota 1000 siete solo voi!
domenica 11 luglio 2010
Il Seneca de noantri
Oggi, con grande stupore, mi ritrovo nominato in un articolo del caro Michele Cristella sulle candidature alla carica di sindaco di Laterza. Naturalmente, io non ero citato in quanto "papabile" bensì in quanto filosofo piddìno.
Simpatico il paragone creatomi che mi vedeva nella stessa situazione di Platone e Seneca che "s'incaponirono ad educare i tirannelli" come Dionigi e Nerone. Il che, sottolinea Michele, mi vede in un rischio molto grande: ripercorrere in toto le sorti arcinote dei grandi filosofi antichi (il primo fu cacciato da Siracusa e reso schiavo, il secondo subì una morte straziante in pieno stile stoico).
Sicuramente non ambisco a ripercorre gli atti finali delle vite di questi giganti del pensiero. Anzi, il mio impegno si concentra (e si concentrerà) nella edificazione di "solidi pensieri" e "forti idee" che possano cambiare lo status quo. Questo si! E' il tempo e la voglia di farlo ci sono!
Direbbe Seneca, nel De brevitate vitae, che, nonostante tutti si lamentino continuamente della fugacità della vita (e a Laterza gli esempi non mancano!), il tempo "per la realizzazione delle cose più grandi" non manca. Bisogna però saperlo impiegare al meglio.
E' dura, si. Ma solo "per aspera" si arriva "ad astra". E il rinnovamento, sono sicuro, supererà tutte le asperità. Crediamoci!
Simpatico il paragone creatomi che mi vedeva nella stessa situazione di Platone e Seneca che "s'incaponirono ad educare i tirannelli" come Dionigi e Nerone. Il che, sottolinea Michele, mi vede in un rischio molto grande: ripercorrere in toto le sorti arcinote dei grandi filosofi antichi (il primo fu cacciato da Siracusa e reso schiavo, il secondo subì una morte straziante in pieno stile stoico).
Sicuramente non ambisco a ripercorre gli atti finali delle vite di questi giganti del pensiero. Anzi, il mio impegno si concentra (e si concentrerà) nella edificazione di "solidi pensieri" e "forti idee" che possano cambiare lo status quo. Questo si! E' il tempo e la voglia di farlo ci sono!
Direbbe Seneca, nel De brevitate vitae, che, nonostante tutti si lamentino continuamente della fugacità della vita (e a Laterza gli esempi non mancano!), il tempo "per la realizzazione delle cose più grandi" non manca. Bisogna però saperlo impiegare al meglio.
E' dura, si. Ma solo "per aspera" si arriva "ad astra". E il rinnovamento, sono sicuro, supererà tutte le asperità. Crediamoci!
venerdì 9 luglio 2010
Jean-Paul Sartre: Le mani sporche
Le mani sporche (Les mains sales) è un dramma in sette scene scritto da Jean-Paul Sartre. L'azione si svolge in un paese fittizio dei Balcani durante la seconda guerra mondiale, mentre inizia la disfatta tedesca e all'interno del partito comunista già si pongono i problemi del dopoguerra.
Hoederer, capo dell'ufficialità comunista, è schierato su posizioni collaborazioniste, ma gli altri dirigenti del partito non condividono la sua linea politica e decidono di eliminarlo. Incaricato di questa missione è Hugo, giovane intellettuale marxista di origini borghesi. Hugo si stabilisce con la moglie Jessica in casa di Hoederer come segretario.
I due oppongono i rispettivi punti di vista: Hugo vuole solo preservare la purezza del suo ideale, mentre Hoederer crede in una politica efficace anche se per applicarla si è costretti a "sporcarsi le mani". Hoederer capisce che il vero problema di Hugo è quello di sentirsi respinto da ogni collettività umana, escluso dal mondo borghese per sua scelta, lo è anche dal mondo proletario in cui non è nato. Hoederer si propone di aiutarlo. Dopo qualche esitazione Hugo sta per accettare quando scopre Jessica tra le braccia di Hoederer. Credendosi preso in giro, lo uccide. All'uscita della prigione Hugo scopre che la linea politica di Hoederer è stata ufficialmente accettata da tutti i dirigenti che ora vorrebbero fargli ammettere che ha ucciso per ragioni esclusivamente personali. Hugo rifiuta questa interpretazione strumentale del suo atto, e si getta sotto i proiettili dei suoi ex-compagni.
Eccone un piccolo estratto significativo di quello che il rapporto di un uomo politico con gli altri.
[...]
Hoederer: "Allora perché sei venuto tra noi? Se non si amano gli uomini, non si può lottare per loro".
Hugo: "Sono entrato nel Partito perché la sua causa è giusta e non ne uscirò che quando essa avrà cessato di esserlo. Quanto agli uomini, non mi interessa quello che sono, ma quello che potranno diventare".
Hoederer: "E io li amo per quello che sono. Con tutte le loro porcherie e i loro vizi. Amo la loro voce, le loro mani calde che prendono, e la loro pelle, la più nuda di tutte le pelli, e il loro sguardo inquieto, e la lotta disperata che portano a uno a uno contro la morte e l’angoscia. Per me conta, un uomo di più o di meno nel mondo. È prezioso. Tu, ti conosco bene, ragazzo, sei un distruttore. Gli uomini li detesti, perché detesti te stesso; la tua purezza assomiglia alla morte, e la rivoluzione che sogni non è la nostra: tu non vuoi cambiare il mondo, vuoi farlo saltare".
P.S./1: Pubblico questa sintesi e questo breve dialogo perchè la politica è così: abbiamo tutti uno Hugo e uno Hoederer dentro di noi. Amare per cambiare vs. Amare per amore...
P.S./2: E poi lo "sporcarsi le mani" di Sartre va letto bene. Non è una posizione supina alle combutte, agli intrighi e alle corruzioni. Ma è un impegno severo e sudato. Una dannazione in vista di una redenzione. "Basta" essere forti...
P.S./3: Questo post ha un suo senso (e peso) specifico. Nulla è mai pe niente. Basta capirlo!
Hoederer, capo dell'ufficialità comunista, è schierato su posizioni collaborazioniste, ma gli altri dirigenti del partito non condividono la sua linea politica e decidono di eliminarlo. Incaricato di questa missione è Hugo, giovane intellettuale marxista di origini borghesi. Hugo si stabilisce con la moglie Jessica in casa di Hoederer come segretario.
I due oppongono i rispettivi punti di vista: Hugo vuole solo preservare la purezza del suo ideale, mentre Hoederer crede in una politica efficace anche se per applicarla si è costretti a "sporcarsi le mani". Hoederer capisce che il vero problema di Hugo è quello di sentirsi respinto da ogni collettività umana, escluso dal mondo borghese per sua scelta, lo è anche dal mondo proletario in cui non è nato. Hoederer si propone di aiutarlo. Dopo qualche esitazione Hugo sta per accettare quando scopre Jessica tra le braccia di Hoederer. Credendosi preso in giro, lo uccide. All'uscita della prigione Hugo scopre che la linea politica di Hoederer è stata ufficialmente accettata da tutti i dirigenti che ora vorrebbero fargli ammettere che ha ucciso per ragioni esclusivamente personali. Hugo rifiuta questa interpretazione strumentale del suo atto, e si getta sotto i proiettili dei suoi ex-compagni.
Eccone un piccolo estratto significativo di quello che il rapporto di un uomo politico con gli altri.
[...]
Hoederer: "Allora perché sei venuto tra noi? Se non si amano gli uomini, non si può lottare per loro".
Hugo: "Sono entrato nel Partito perché la sua causa è giusta e non ne uscirò che quando essa avrà cessato di esserlo. Quanto agli uomini, non mi interessa quello che sono, ma quello che potranno diventare".
Hoederer: "E io li amo per quello che sono. Con tutte le loro porcherie e i loro vizi. Amo la loro voce, le loro mani calde che prendono, e la loro pelle, la più nuda di tutte le pelli, e il loro sguardo inquieto, e la lotta disperata che portano a uno a uno contro la morte e l’angoscia. Per me conta, un uomo di più o di meno nel mondo. È prezioso. Tu, ti conosco bene, ragazzo, sei un distruttore. Gli uomini li detesti, perché detesti te stesso; la tua purezza assomiglia alla morte, e la rivoluzione che sogni non è la nostra: tu non vuoi cambiare il mondo, vuoi farlo saltare".
P.S./1: Pubblico questa sintesi e questo breve dialogo perchè la politica è così: abbiamo tutti uno Hugo e uno Hoederer dentro di noi. Amare per cambiare vs. Amare per amore...
P.S./2: E poi lo "sporcarsi le mani" di Sartre va letto bene. Non è una posizione supina alle combutte, agli intrighi e alle corruzioni. Ma è un impegno severo e sudato. Una dannazione in vista di una redenzione. "Basta" essere forti...
P.S./3: Questo post ha un suo senso (e peso) specifico. Nulla è mai pe niente. Basta capirlo!
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