Come alcuni di voi sapranno, sabato scorso (dopo la ratifica del 9 marzo, ad opera del Coordinamento) il Pd ha presentato i suoi cinque nomi per la "lista" del csx alle elezioni amministrative (le cosiddette "comunali"), che si terranno i prossimi 15 e 16 maggio.
Tra i nomi figurano Sebastiano Stano (in lista dal 1 novembre, come da accordi pre-primarie), il segretario Tony Gallitelli, il giovane fisioterapista Antonio Fanelli, e la giovane madre e designer d'interni Rosaria Loforese e..."il giovane laureando in filosofia, blogger e, con Bruno Bongermino e Francesco Vasto, uno del trio del think tank Laterza2020" (cit. Michele Cristella).
Capirete che, per semplificare il nome del giovanissimo candidato occorre presentarlo con un nome di fantasia e, pertanto, userò chiamarlo "Leonardo Matera".
Scherzi e fantasia a parte, quella descrizione sopracitata parla davvero di me!
Che dire: questa pagina dei Quaderni Laertini nasce per raccontarvi un po' di impressioni, sensazioni ed emozioni di questa prima settimana da candidato.
Parto con una considerazione generica: che un ragazzo ventunenne sia candidato è cosa che non si vede tutti i giorni! E l'aver avuto questa chance mi inorgoglisce e mi responsabilizza tanto. Per questo il primo "grazie" va al candidato sindaco Gianfranco Lopane e al coordinamento del Pd.
La notte tra mercoledì e giovedì, io non ho dormito: troppa emozione, troppa adrenalina, troppa voglia di far bene. E' stato strano: non pensavo si reagisse così, con una voglia di spaccare il mondo degna del mitologico Ercole.
Queste, allora, le sensazioni a caldo! Ma a freddo, non è che sia andata meglio... :)
I giorni successivi mi son serviti per parlare e confrontarmi tanto con amici, coetanei, parenti e conoscenti...e le sensazioni sono state fantastiche!
Tanto fantastiche che mi hanno spinto a parlarne nella conferenza stampa di sabato. Molti, infatti, dandomi il loro sostegno, si sono spinti oltre e hanno usato parole davvero forti per descrivere (a mio avviso, meravigliosamente) la situazione attuale: tra un "noi giovani dobbiamo prenderci il futuro in mano" e un "a voi giovani spetta colmare positivamente le assenze e le mancanze dei vostri genitori", l'impressione forte che ho avuto è che la gente a queste elezioni premierà persone nuove e piene di energia.
Per questo, sabato ho osato dire che la mia candidatura, senza falsa retorica, è la candidatura di una (nuova) generazione che ha davvero voglia di impegnarsi per il bene comune. Una generazione che vorrebbe, una volta per tutte, travolgere la politica, cambiarla e riavvicinarla alla gente.
Non mi sento solo e non mi sentirò mai stanco...perché tutto l'affetto che quotidianamente ricevo mi da la carica giusta per affrontare tutto quello che dovrò affrontare!
Chiudo con le parole di un caro amico, non più giovane fuori ma giovanissimo dentro, che mi ha esortato a dimostrare, assieme ai miei coetanei, che per noi giovani la politica sarà, sempre e comunque, un servizio...e mai un "servirsi"!
Amiche e amici, (e)lettrici e (e)lettori [la "e" rende giustizia sia al fatto che siamo su internet, sia al fatto che spero di poter contare sulla vostra fiducia!], spero di convincervi durante questi due mesi che ci separano dalle urne. Di sicuro ce la metterò davvero tutta!
Sinceramente,
Ellemme
P.S. In questi mesi, so già che, per impegni, trascurerò il mio blog! Cercherò, comunque, di tenervi sempre al corrente su quel che succede..e soprattutto delle occasioni pubbliche delle quali sarò protagonista!
Un abbraccio
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giovedì 17 marzo 2011
venerdì 25 febbraio 2011
Tutto cambia perchè tutto cambia: la perversione del cambiamento
" Mi piacerebbe vivere il cambiamento. Perché "vivere il" cambiamento significa "vivere nel" cambiamento. Ma un vero cambiamento dev'esser totale. Totale perché culturale: qualcosa non cambia mai "da sé", ma sempre in funzione di una temperie dovuta ad un pensiero radicale e trasversale.
Il cambiamento, allora, non inerirà mai solo un aspetto del reale, ma dovrà investirne la totalità. Tutto cambia perché tutto cambia. "
Queste parole, scritte da me sul mio profilo di facebook, sono lo spunto per questa nuova pagina dei Quaderni Laertini.
"Questo paese ha bisogno di rinnovamento: via le facce di un tempo, vengano le facce di questo tempo!" - spesso sento in giro, più o meno da gente di tutte le età, sessi ed estrazioni sociali, queste beneamate parole.
Il cambiamento e tutti i suoi (parziali) sinonimi sono l'oggetto del contendere ormai da tempo. E tutti i partiti se ne sono accorti: dal Pd (che ha un candidato sindaco trentenne) al Pdl (che ora ha coniato il motto "Rinnovamento nelle idee, continuità nei fatti": quali fatti, però, non si sa!)...passando per i nuovi(?) arrivi politico-associazionisti di "Tradizione e Progresso" e "Labortatorioincomune".
Tutti, dicevo, inneggiano al cambiamento/rinnovamento: chi nei volti, chi nei modi, chi nei toni, chi a parole.
Oggi non parlerò di politica, ma di una questione filosofico(-politica) molto sottile. A costo di perdere qualche assiduo lettore in cerca di non so quali critiche politiche, lo ammetto: la mia visione della politica mi porta anche ad esaminare questioni concettuali.
Dicevamo: secondo me, il cambiamento/rinnovamento, quello vero, non è vero se non è globale, totale.
Mi spiego: anche se la politica propugna il cambiamento/rinnovamento, resterà molto difficile che, solo grazie ad uno sforzo "politico", ci sia effettivamente un cambiamento.
Non serve, in poche parole, che cambi solo un aspetto della realtà. Questo perché il cambiamento/rinnovamento non ha bisogno meramente di esistere, ma ha bisogno di esser letto, comunicato, diffuso, compreso. Ma come può una società ancora impantanata nelle vecchie logiche leggere/comunicare/diffondere/comprendere il cambiamento? Evidentemente, non può.
Non si può, a mio avviso, pretendere un cambiamento dalla politica, ad esempio, se non cambia la società e i suoi schemi di comprensione/lettura. Il cambiamento c'è se viene percepito. E viene percepito, se i mezzi d'informazione, le formae mentis, le persone...cambiano. Da qui deriva la tautologia del titolo: TUTTO CAMBIA PERCHÉ TUTTO CAMBIA!
Ma le persone e le loro categorie di comprensione cambiano..se anche la politica cambia! E' un gioco "perverso" quello che vi sto proponendo stamattina: "tutto cambia perché tutto cambia" è anche, con una lettura trasversale, "nulla cambia se tutto non cambia!".
Una dialettica, insomma. Pura perversione (meta)fisica per un mondo migliore. In questa dialettica non c'è negazione, ma continua sintesi (Hegel mi scuserà: ma io non sono hegeliano!). Tutto gli aspetti del reale interagiscono e si sforzano insieme per il superamento del consumato, del passato.
Una tensione declinata al futuro che, però presuppone una forte comunanza d'intenti. La domanda è: coloro i quali parlano di futuro (a parole o scrivendo sui giornali!) come fosse una meta bellissima, sono tutti interessati a raggiungerlo?
Il cambiamento, allora, non inerirà mai solo un aspetto del reale, ma dovrà investirne la totalità. Tutto cambia perché tutto cambia. "
Queste parole, scritte da me sul mio profilo di facebook, sono lo spunto per questa nuova pagina dei Quaderni Laertini.
"Questo paese ha bisogno di rinnovamento: via le facce di un tempo, vengano le facce di questo tempo!" - spesso sento in giro, più o meno da gente di tutte le età, sessi ed estrazioni sociali, queste beneamate parole.
Il cambiamento e tutti i suoi (parziali) sinonimi sono l'oggetto del contendere ormai da tempo. E tutti i partiti se ne sono accorti: dal Pd (che ha un candidato sindaco trentenne) al Pdl (che ora ha coniato il motto "Rinnovamento nelle idee, continuità nei fatti": quali fatti, però, non si sa!)...passando per i nuovi(?) arrivi politico-associazionisti di "Tradizione e Progresso" e "Labortatorioincomune".
Tutti, dicevo, inneggiano al cambiamento/rinnovamento: chi nei volti, chi nei modi, chi nei toni, chi a parole.
Oggi non parlerò di politica, ma di una questione filosofico(-politica) molto sottile. A costo di perdere qualche assiduo lettore in cerca di non so quali critiche politiche, lo ammetto: la mia visione della politica mi porta anche ad esaminare questioni concettuali.
Dicevamo: secondo me, il cambiamento/rinnovamento, quello vero, non è vero se non è globale, totale.
Mi spiego: anche se la politica propugna il cambiamento/rinnovamento, resterà molto difficile che, solo grazie ad uno sforzo "politico", ci sia effettivamente un cambiamento.
Non serve, in poche parole, che cambi solo un aspetto della realtà. Questo perché il cambiamento/rinnovamento non ha bisogno meramente di esistere, ma ha bisogno di esser letto, comunicato, diffuso, compreso. Ma come può una società ancora impantanata nelle vecchie logiche leggere/comunicare/diffondere/comprendere il cambiamento? Evidentemente, non può.
Non si può, a mio avviso, pretendere un cambiamento dalla politica, ad esempio, se non cambia la società e i suoi schemi di comprensione/lettura. Il cambiamento c'è se viene percepito. E viene percepito, se i mezzi d'informazione, le formae mentis, le persone...cambiano. Da qui deriva la tautologia del titolo: TUTTO CAMBIA PERCHÉ TUTTO CAMBIA!
Ma le persone e le loro categorie di comprensione cambiano..se anche la politica cambia! E' un gioco "perverso" quello che vi sto proponendo stamattina: "tutto cambia perché tutto cambia" è anche, con una lettura trasversale, "nulla cambia se tutto non cambia!".
Una dialettica, insomma. Pura perversione (meta)fisica per un mondo migliore. In questa dialettica non c'è negazione, ma continua sintesi (Hegel mi scuserà: ma io non sono hegeliano!). Tutto gli aspetti del reale interagiscono e si sforzano insieme per il superamento del consumato, del passato.
Una tensione declinata al futuro che, però presuppone una forte comunanza d'intenti. La domanda è: coloro i quali parlano di futuro (a parole o scrivendo sui giornali!) come fosse una meta bellissima, sono tutti interessati a raggiungerlo?
domenica 13 febbraio 2011
Sono realista: voglio la Luna. E la raggiungerò
A vent'anni (ventuno, per la verità) non è facile tuffarsi in scenari neanche lontanamente immaginabili (e immaginati) quando, pochi anni prima, si parlava con gli amici di politica e di cambiare il mondo.
Se devo dirla tutta...per leggermi e comprendermi occorre un piccolo manuale di istruzioni, un vademecum utile a tutti.
Il post precedente (velenoso, bastardo, cattivo)...rispecchiava il mio stato d'animo fino a ieri sera. Perché dopo le 22:00 circa non mi sentivo più così.
Mi hanno rimbrottato in tanti, amici (davvero immensi) e famiglia (davvero sorpreso di vederli alle 21 a casa perché papà voleva che mi parlassero).
Tutti, però, evidentemente, non avevano bisogno di leggere un manualetto di "Guida a Leo"...perché chi ti conosce sa come sei e come stai dagli sguardi e dalle poche parole che la tua bocca emette.
Il mio manuale contiene solo qualche aggettivo, evidentemente fondamentale: sono orgoglioso, volitivo, testardo (ma non arrogante) e ambizioso quanto basta. Un pò lunatico, non lo nego.
La mia famiglia, dagli zii ai cugini dei miei, mi ha invitato a star calmo..."che la politica è così, ma tu sei un bravo ragazzo e ti prenderai le soddisfazioni che meriti...e cambierai quello che c'è da cambiare, con i tuoi amici!".
Alla fine ho pianto ed ho inviato un po' di sms a delle persone davvero importanti per me. E poi, ovviamente, altri amici (la comitiva di sempre) mi ha confortato ancor di più.
Questo post è una promessa che ho fatto a queste persone con il cuore in mano: riparto con tanta voglia, tanto cuore e tanta testa. Avevo bisogno di sfogarmi un po'. Ho visto che non sono solo (lo sapevo già...ma repetita iuvant) e sono pronto a spaccare il mondo.
Questo viaggio è appena cominciato...il biglietto l'ho già obliterato, ho occupato il mio posto. Sarà un viaggio lungo, cercherò di non perdere la calma e di aiutare tutti a raggiungere la meta finale: il futuro.
D'altronde, il vero Seneca lo disse: attraverso le asperità si arriva alle stelle.
Sono pronto!
Se devo dirla tutta...per leggermi e comprendermi occorre un piccolo manuale di istruzioni, un vademecum utile a tutti.
Il post precedente (velenoso, bastardo, cattivo)...rispecchiava il mio stato d'animo fino a ieri sera. Perché dopo le 22:00 circa non mi sentivo più così.
Mi hanno rimbrottato in tanti, amici (davvero immensi) e famiglia (davvero sorpreso di vederli alle 21 a casa perché papà voleva che mi parlassero).
Tutti, però, evidentemente, non avevano bisogno di leggere un manualetto di "Guida a Leo"...perché chi ti conosce sa come sei e come stai dagli sguardi e dalle poche parole che la tua bocca emette.
Il mio manuale contiene solo qualche aggettivo, evidentemente fondamentale: sono orgoglioso, volitivo, testardo (ma non arrogante) e ambizioso quanto basta. Un pò lunatico, non lo nego.
La mia famiglia, dagli zii ai cugini dei miei, mi ha invitato a star calmo..."che la politica è così, ma tu sei un bravo ragazzo e ti prenderai le soddisfazioni che meriti...e cambierai quello che c'è da cambiare, con i tuoi amici!".
Alla fine ho pianto ed ho inviato un po' di sms a delle persone davvero importanti per me. E poi, ovviamente, altri amici (la comitiva di sempre) mi ha confortato ancor di più.
Questo post è una promessa che ho fatto a queste persone con il cuore in mano: riparto con tanta voglia, tanto cuore e tanta testa. Avevo bisogno di sfogarmi un po'. Ho visto che non sono solo (lo sapevo già...ma repetita iuvant) e sono pronto a spaccare il mondo.
Questo viaggio è appena cominciato...il biglietto l'ho già obliterato, ho occupato il mio posto. Sarà un viaggio lungo, cercherò di non perdere la calma e di aiutare tutti a raggiungere la meta finale: il futuro.
D'altronde, il vero Seneca lo disse: attraverso le asperità si arriva alle stelle.
Sono pronto!
giovedì 10 febbraio 2011
SOSTIENE MATERA
Che io non sia Thomas Mann, come il buon Pereira, questo è ovvio. Il contesto storico-sociale nel quale vivo è, per fortuna, diverso rispetto agli anni nei quali "vive e opera" il Pereira di Antonio Tabucchi.
In questa scena tratta dal film "Sostiene Pereira" (il mio consiglio è di leggere il libro e poi vedere il film: entrambi stupendi), la signora Delgado suggerisce a Pereira di "fare qualcosa, raccontare quello che succede, fare sentire che non è d'accordo". Sono gli anni tetri del fascismo portoghese di Salazar. I miei, dicevo, sono tempi migliori. Ma, si sa, che anche quando tutto va bene c'è qualcosa che non va.
La Laterza nella quale vivo, come l'Italia, è un paese tristemente depresso e schiacciato nella noia e nell'apatia della vita quotidiana. La colpa è di tutti: perchè dove uno rinuncia a cambiare, l'altro contribuisce a peggiorare.
E siccome non sono Thomas Mann (e neppure Pereira che almeno aveva un giornale su cui scrivere!), la mia opinione la leggono in pochi ma la leggono bene. E io la scrivo su questo blog.
Questo paese vive male e, probabilmente, sempre peggio vivrà per colpa della politica. O, perlomeno, la politica fatta come la si faceva prima. Non è nell'anagrafe, però, che una politica è vecchia...ma nei modi.
Laterza, come l'Italia, ha bisogno di verità dopo aver dormito per anni pensando che tutto andasse bene.
Laterza, come l'Italia, ha bisogno di persone che facciano politica per passione e non per tornaconto economico o di visibilità.
Laterza, come l'Italia, ha bisogno di riappassionarsi alla politica, alla cultura e alla vita.
Laterza, come l'Italia, ha bisogno di una scossa forte della realtà, di umiltà, di tenacia e di moralità.
Io sono solo un giovane teorico innamorato delle parole ma che conosce il peso delle azioni. Ho provato a fare quello che ho poco sopra riportato: sono soddisfatto e sono anche cresciuto molto. Forse troppo.
Io sono per un modo nuovo di far politica che agisca, con tutte le persone di buona volontà (e, quindi, me ne sbatto dell'anagrafe), nel senso da me indicato.
Non m'importa l'età, ma la mente: le persone valgono se sanno ragionare.
Non m'importa dei voti e non m'importa delle liste...m'importa delle idee e delle emozioni che queste possono trasmettere.
Probabilmente, per come ragiono io...la sinistra non vincerà mai. Ma, infondo infondo, vincere senza saper che fare...a cosa serve?
In questa fase, la sinistra laertina (me compreso) si sta arrovelando con passione sul "cosa fare e come farlo". Ma ben presto arriveranno i tempi delle scelte che "contano di più". Lì io non ci sarò, per scelta personale. Mentre altri torneranno. Come sempre, d'altronde.
Anche Pereira alla fine diventa rivoluzionario e grida contro lo schifo che lo circonda (come dovrebbe fare ogni persona colta). Matera, invece, è più giovane ed è sempre stato rivoluzionario. Rivoluzionario di sogni. Perché così capiva la realtà...che, infondo, è un sogno all'incontrario.
domenica 12 dicembre 2010
NIENTE PAURA
Non pensavo fosse così. Non pensavo che criticare l'azione significasse insultare l'essere. Non pensavo...
Confesso: non ho mai avuto paura di nulla e di nessuno. Perchè con nessuno ho avuto comportamenti lesivi. Ma alcuni piccoli episodi mi hanno raggelato. Se da me si vuole una risposta, non sarà certo una risposta di resa, di abbandono. Spero solo di non rimanere solo.
"Niente paura, ci pensa la vita...mi han detto così!
A parte che ho ancora il vomito per quello che riescono a dire
Non so se son peggio le balle oppure le facce che riescono a fare."
NON HO PAURA
Confesso: non ho mai avuto paura di nulla e di nessuno. Perchè con nessuno ho avuto comportamenti lesivi. Ma alcuni piccoli episodi mi hanno raggelato. Se da me si vuole una risposta, non sarà certo una risposta di resa, di abbandono. Spero solo di non rimanere solo.
"Niente paura, ci pensa la vita...mi han detto così!
A parte che ho ancora il vomito per quello che riescono a dire
Non so se son peggio le balle oppure le facce che riescono a fare."
NON HO PAURA
venerdì 10 dicembre 2010
CHISSA' COME FINI-RA'?
Data astrale 10 dicembre 2010: mentre Laterza vive il suo giorno 306 senza il suo populista preferito, a Roma per un altro, ben più importante, populista si avvicina una data cruciale per la sua attività governativa.
Il 14 dicembre, infatti, è calendarizzato il voto di sfiducia alla Camera dei Deputati. Che si aprano le danze allora! O meglio: le trattative!
Così, mentre un PdL prova a ricucire con Fli, un altro PdL prova (e anche con discreti risultati) a "convincere" qualche scontento seduto (ma solo seduto!) nei banchi della sinistra a "zompà" dall'altra parte (vi giro questo video per rendervi l'idea!).
Uno dei procacciatori è Mario Pepe che spensierato rilascia un intervista a la Repubblica (questo il link): un intervista da antologia per gli appassionati di thriller psicologici. Il medico pidiellino risponde lapidario e serafico. E ribadisce che lui "capto, intravede, a volte origlia, spesso intuisce" come solo uno che "sa stare in campo" sa fare. Ecco che ritorna l'espressione "saper stare in campo": degna più di un piazzista che di un parlamentare. Verrebbe da pensare: che sa da fà per campà!
Intanto spunto le prime defezioni, le prime cavalcate da sinistra verso destra. Il primo transfugo è Antonio Razzi che lascia l'IdV per NoiSud perché il brutto rapporto con Di Pietro ha minato la salute della moglie, almeno così afferma l'onorevole(?).
I "secondi" (sono tre ma vanno a braccetto) sono Massimo Calearo (ex Api), Bruno Cesario (ex Api) e Domenico Scilipoti (ex IdV): con la loro unione nasce il "Movimento di responsabilità nazionale". "Ci stimavamo da sempre e ci siamo uniti ora!" - afferma Scilipoti. Nella conferenza stampa, il "grande" partito si mostra già plurale: tre persone, tre voti diversi per la sfiducia. Insomma, discussione e libertà di pensiero: un partito che già mi affascina!
Mi soffermo, però, sul più "comico" dei tre: Domenico Scilipoti. Comico nelle affermazioni e nel fisico (ditemi se non assomiglia a Danny DeVito!). Ed è, per me, comico per le parole con le quali esprime la sua posizione politica. Termini come "responsabilità", "scelta" e "raziocinio" hanno una valenza sacra per la politica (come per la vita). Ma detti da lui, questi concetti, subiscono uno "strappo semantico" non indifferente: come può essere responsabile e sincero (parola poco citata in politica e spesso mal sostituita con "fedele") un uomo che passa da una parte all'altra il giorno prima di una votazione cruciale per il governo e per il Paese? dov'era prima questa responsabilità che ora s'accende nei cuori di questi cavalieri della Nazione? Domande queste che, se poste ai diretti interessati, non avrebbero responsabili risposte ("responsabilità" deriva dal latino "respondeo" e, a rigor di logica, significa "rispondere di/a").
Detto questo, confesso, il titolo di questo post prende spunto dall'affermazione del Presidente Napolitano che, negando qualsiasi capacità premonitoria, dichiarava di aspettare per vedere "come va a finire".
Nell'attesa, per chi è ingordo di notizie e di pettegolezzi politici c'è la diretta di la Repubblica (questo il link). Insomma, "Tutta la compravendita minuto per minuto": perché nessuno vuole morire a Natale!
Il 14 dicembre, infatti, è calendarizzato il voto di sfiducia alla Camera dei Deputati. Che si aprano le danze allora! O meglio: le trattative!
Così, mentre un PdL prova a ricucire con Fli, un altro PdL prova (e anche con discreti risultati) a "convincere" qualche scontento seduto (ma solo seduto!) nei banchi della sinistra a "zompà" dall'altra parte (vi giro questo video per rendervi l'idea!).
Uno dei procacciatori è Mario Pepe che spensierato rilascia un intervista a la Repubblica (questo il link): un intervista da antologia per gli appassionati di thriller psicologici. Il medico pidiellino risponde lapidario e serafico. E ribadisce che lui "capto, intravede, a volte origlia, spesso intuisce" come solo uno che "sa stare in campo" sa fare. Ecco che ritorna l'espressione "saper stare in campo": degna più di un piazzista che di un parlamentare. Verrebbe da pensare: che sa da fà per campà!
Intanto spunto le prime defezioni, le prime cavalcate da sinistra verso destra. Il primo transfugo è Antonio Razzi che lascia l'IdV per NoiSud perché il brutto rapporto con Di Pietro ha minato la salute della moglie, almeno così afferma l'onorevole(?).
I "secondi" (sono tre ma vanno a braccetto) sono Massimo Calearo (ex Api), Bruno Cesario (ex Api) e Domenico Scilipoti (ex IdV): con la loro unione nasce il "Movimento di responsabilità nazionale". "Ci stimavamo da sempre e ci siamo uniti ora!" - afferma Scilipoti. Nella conferenza stampa, il "grande" partito si mostra già plurale: tre persone, tre voti diversi per la sfiducia. Insomma, discussione e libertà di pensiero: un partito che già mi affascina!
Mi soffermo, però, sul più "comico" dei tre: Domenico Scilipoti. Comico nelle affermazioni e nel fisico (ditemi se non assomiglia a Danny DeVito!). Ed è, per me, comico per le parole con le quali esprime la sua posizione politica. Termini come "responsabilità", "scelta" e "raziocinio" hanno una valenza sacra per la politica (come per la vita). Ma detti da lui, questi concetti, subiscono uno "strappo semantico" non indifferente: come può essere responsabile e sincero (parola poco citata in politica e spesso mal sostituita con "fedele") un uomo che passa da una parte all'altra il giorno prima di una votazione cruciale per il governo e per il Paese? dov'era prima questa responsabilità che ora s'accende nei cuori di questi cavalieri della Nazione? Domande queste che, se poste ai diretti interessati, non avrebbero responsabili risposte ("responsabilità" deriva dal latino "respondeo" e, a rigor di logica, significa "rispondere di/a").
Detto questo, confesso, il titolo di questo post prende spunto dall'affermazione del Presidente Napolitano che, negando qualsiasi capacità premonitoria, dichiarava di aspettare per vedere "come va a finire".
Nell'attesa, per chi è ingordo di notizie e di pettegolezzi politici c'è la diretta di la Repubblica (questo il link). Insomma, "Tutta la compravendita minuto per minuto": perché nessuno vuole morire a Natale!
mercoledì 1 dicembre 2010
La politica laertina ai tempi del panettone
"Sabato sera sono stato a Laterza (Taranto) per presentare il candidato sindaco del centrosinistra alle prossime elezioni comunali. Si chiama Gianfranco Lopane ed è un giovane ingegnere gestionale laureato al Politecnico di Bari che ha stravinto le primarie con quasi duemila voti. Mi ha commosso sentirlo parlare con competenza ed emozione della sua città". Così Michele Emiliano commenta, sulla sua pagina Facebook, la serata laertina. A lui (che ha promesso di tornare e noi, chiaramente, lo aspettiamo a braccia aperte!) ri-va il mio più sentito ringraziamento, anche a nome dei 2020boys&girls, del csx partitico e associazionistico..ma anche (e soprattutto) di tutta la cittadinanza che, sabato sera, è stata ammaliata da questo gigante della buona politica.
Eppure the "show must go on". Andiamo avanti, allora. Quali sono i prossimi passi, dite? Io "milito" nel centrosinistra e, dunque, di centrodestra ne capisco poco. Eppure due parole le spenderò pure per l'altra fazione.
Dicevamo "show must go on". E lo spettacolo continuerà per tutti.
Urge, per cominciare la delucidazione, una riflessione costruita sulla fonetica inglese. La terminologia verbale "go on" in inglese si pronuncia allo stesso modo di "gone". Chiaramente, però, i due verbi hanno significato diverso. Chiarisco meglio: "go on" ha il significato di "andare avanti" o "continuare"; mentre "gone" significa "andato", "finito", "passato", "spacciato", "perduto". Capite ora che ad una similissima pronuncia non corrisponde una interpretazione altrettanto speculare.
Ma, allora, per chi lo spettacolo ha buone possibilità di proseguire (go on) e per chi, invece, sembra, a mio modo di vedere, ormai alle battute conclusive (gone)?
Il centrosinistra, anche grazie alle primarie, ha trovato una quadratura per quanto riguarda il capitano della squadra, per un impalcatura programmatica e per i criteri per la formazione della lista (competenza, moralità, parità di genere, assenza di conflitto di interessi). La volontà, inoltre, è quella di comporre una squadra che, partendo dai suddetti criteri, valorizzi il "nuovo che avanza" senza per questo estirpare quella giusta esperienza che può far solo bene in un'amministrazione comunale. Tutti i partiti, inoltre, si stanno impegnando come possono, assieme al candidato sindaco per recuperare lo scontento Stano e serrare definitivamente le fila. Le premesse sono ottime ed incoraggianti: lo show può andare avanti (ci è scappata anche la rima, mi è aumentata anche l'autostima!...altra rima).
Il fronte centrodestra appare ancora frastagliato: quattro candidati per il PdL (Iacobellis, Minei, Pugliese, Saccomanni) e tre del neonato movimento Tradizione e Progresso (Di Lena Vito, Perrone Francesco, Catucci: ho specificato i nomi dei primi due non per preferenza ma per evitare omonimie). Tutti candidati, qualcuno un po' più degli altri ma tutti legittimati e auto-legittimantesi.
Qualcuno lascia commenti laconici su facebook, qualcuno gira per la città dicendo, quasi in lacrime, di essere pronto ad un passo indietro, qualcuno gira per bar ridendo e scherzando con la gente mentre riassapora la luce dopo anni di buio. Qualcuno là, qualcuno qua, qualcuno lì.
La vox populi, sempre arguta e preparata, annuncia un ricompattamento imminente del gruppo destrista. E la suddetta vox, sibilando, dice anche il perché: paura di perdere il piccolo scettro, la rete di potere creata in circa 10 anni di amministrazione. Questo, però, lo dice il popolo. Come dite? Il Presidente del Consiglio ha detto che il popolo ha sempre ragione (quando sceglie lui!)? Ah bè, forse gliel'ha detta Putin!
Tornando seri: il centrodestra è lontano da un definitivo assetto (compatto o diviso). Quindi lo show, almeno per ora, sembra, per loro, ai titoli di coda. E ciò sembra ancora più vero anche per un dato meramente politico: in questi 297 giorni senza sindaco, il PdL è stato pressoché assente dalla piazza e vuoto in proposta politica. Pertanto, aspetto con impazienza una idea, una parola di verità su tutto anche dal cdx. E sarò qui, pronto a parlarne criticamente (nel senso greco del termine!).
Eppure, amiche e amici, la situazione è talmente atipica da crearmi pensieri, ma soprattutto dubbi. Ho parlato con un esponente politico del centrodestra laertino, il quale mi riferiva della sua sicurezza nella riappacificazione della ex-maggioranza..e poi della loro vittoria finale. Non mi ha affatto convinto, per esser sinceri. E i dubbi son restati e credo che con me mangeranno il panettone.
Anche perché, scrisse Luciano De Crescenzo nel suo libro intitolato Il dubbio: "Solo gli imbecilli non hanno dubbi!", "Ne sei sicuro?", "Non ho alcun dubbio!".
P.S. In inglese le frasi corrette per esprimere le differenze emerse da quest'analisi sarebbero così: "the show must go on" e "the show is gone", "lo spettacolo deve continuare" e "lo spettacolo è finito".
A presto
Eppure the "show must go on". Andiamo avanti, allora. Quali sono i prossimi passi, dite? Io "milito" nel centrosinistra e, dunque, di centrodestra ne capisco poco. Eppure due parole le spenderò pure per l'altra fazione.
Dicevamo "show must go on". E lo spettacolo continuerà per tutti.
Urge, per cominciare la delucidazione, una riflessione costruita sulla fonetica inglese. La terminologia verbale "go on" in inglese si pronuncia allo stesso modo di "gone". Chiaramente, però, i due verbi hanno significato diverso. Chiarisco meglio: "go on" ha il significato di "andare avanti" o "continuare"; mentre "gone" significa "andato", "finito", "passato", "spacciato", "perduto". Capite ora che ad una similissima pronuncia non corrisponde una interpretazione altrettanto speculare.
Ma, allora, per chi lo spettacolo ha buone possibilità di proseguire (go on) e per chi, invece, sembra, a mio modo di vedere, ormai alle battute conclusive (gone)?
Il centrosinistra, anche grazie alle primarie, ha trovato una quadratura per quanto riguarda il capitano della squadra, per un impalcatura programmatica e per i criteri per la formazione della lista (competenza, moralità, parità di genere, assenza di conflitto di interessi). La volontà, inoltre, è quella di comporre una squadra che, partendo dai suddetti criteri, valorizzi il "nuovo che avanza" senza per questo estirpare quella giusta esperienza che può far solo bene in un'amministrazione comunale. Tutti i partiti, inoltre, si stanno impegnando come possono, assieme al candidato sindaco per recuperare lo scontento Stano e serrare definitivamente le fila. Le premesse sono ottime ed incoraggianti: lo show può andare avanti (ci è scappata anche la rima, mi è aumentata anche l'autostima!...altra rima).
Il fronte centrodestra appare ancora frastagliato: quattro candidati per il PdL (Iacobellis, Minei, Pugliese, Saccomanni) e tre del neonato movimento Tradizione e Progresso (Di Lena Vito, Perrone Francesco, Catucci: ho specificato i nomi dei primi due non per preferenza ma per evitare omonimie). Tutti candidati, qualcuno un po' più degli altri ma tutti legittimati e auto-legittimantesi.
Qualcuno lascia commenti laconici su facebook, qualcuno gira per la città dicendo, quasi in lacrime, di essere pronto ad un passo indietro, qualcuno gira per bar ridendo e scherzando con la gente mentre riassapora la luce dopo anni di buio. Qualcuno là, qualcuno qua, qualcuno lì.
La vox populi, sempre arguta e preparata, annuncia un ricompattamento imminente del gruppo destrista. E la suddetta vox, sibilando, dice anche il perché: paura di perdere il piccolo scettro, la rete di potere creata in circa 10 anni di amministrazione. Questo, però, lo dice il popolo. Come dite? Il Presidente del Consiglio ha detto che il popolo ha sempre ragione (quando sceglie lui!)? Ah bè, forse gliel'ha detta Putin!
Tornando seri: il centrodestra è lontano da un definitivo assetto (compatto o diviso). Quindi lo show, almeno per ora, sembra, per loro, ai titoli di coda. E ciò sembra ancora più vero anche per un dato meramente politico: in questi 297 giorni senza sindaco, il PdL è stato pressoché assente dalla piazza e vuoto in proposta politica. Pertanto, aspetto con impazienza una idea, una parola di verità su tutto anche dal cdx. E sarò qui, pronto a parlarne criticamente (nel senso greco del termine!).
Eppure, amiche e amici, la situazione è talmente atipica da crearmi pensieri, ma soprattutto dubbi. Ho parlato con un esponente politico del centrodestra laertino, il quale mi riferiva della sua sicurezza nella riappacificazione della ex-maggioranza..e poi della loro vittoria finale. Non mi ha affatto convinto, per esser sinceri. E i dubbi son restati e credo che con me mangeranno il panettone.
Anche perché, scrisse Luciano De Crescenzo nel suo libro intitolato Il dubbio: "Solo gli imbecilli non hanno dubbi!", "Ne sei sicuro?", "Non ho alcun dubbio!".
P.S. In inglese le frasi corrette per esprimere le differenze emerse da quest'analisi sarebbero così: "the show must go on" e "the show is gone", "lo spettacolo deve continuare" e "lo spettacolo è finito".
A presto
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domenica 28 novembre 2010
20 in poppa: Direzione Futuro!
Ieri sera Laterza ha accolto il sindaco di Bari Michele Emiliano. Una Cittadella stracolma ha, infatti, preso parte all'evento di Laterza2020 denominato "20 in poppa".
Ad avere il compito di inaugurare la serata era proprio chi vi scrive. Non è stato facile con a un gigante dall'occhio sorridente al mio fianco e con un pubblico mai così folto. Insomma, bella emozione.
Dopo il saluto dei partiti presenti in sala (SeL non lo era perché la sua dirigenza era a Roma, alla manifestazione della CGIL), la parola è passata al candidato sindaco Gianfranco Lopane e all'illustre ospite della serata, il buon Emiliano.
Tra i due, oltre ad una buona affinità elettiva (in tutti i sensi possibili della parola "elettiva"!), c'è stato subito feeling programmatico-strutturale: dai punti chiave del programma all'importanza della squadra di governo, Emiliano ha sottolineato quanto detto da Gianfranco. L'ex magistrato non è stato avaro di consigli al candidato sindaco, alla coalizione ed alla cittadinanza.
Io, chiaramente, posso raccontare tutto da una prospettiva diversa: ero lì di fianco a lui, una bestia di stazza (fisica e politica). E francamente ho provato una certa emozione: mi è sembrato di conoscerlo da sempre!
Per questo, in alcuni frangenti (e soprattutto quando "preparava" Gianfranco alla vita da sindaco), mi è parso che a parlare ci fosse un fratello, un padre..che bonario dispensa il suo passato a chi verrà dopo.
Uniti, Gianfranco e Michele, anche nell'appello a Stano: restiamo insieme, senza pretese...perché a pretendere il meglio è il paese! E' la platea ha sonoramente approvato l'accorato appello.
L'abbraccio finale tra i due e le foto con i giovani di L2020 sono, esemplificando, la chiusura migliore per il messaggio più giusto: Laterza ora è pronta a cambiare per davvero.
P.S. In me resterà il ricordo di una serata bellissima e di una persona umana e disponibile. A nome mio, di Laterza2020, del Pd, di tutto il centrosinistra e di tutta la città...a Michele va un grandissimo GRAZIE!
Ad avere il compito di inaugurare la serata era proprio chi vi scrive. Non è stato facile con a un gigante dall'occhio sorridente al mio fianco e con un pubblico mai così folto. Insomma, bella emozione.
Dopo il saluto dei partiti presenti in sala (SeL non lo era perché la sua dirigenza era a Roma, alla manifestazione della CGIL), la parola è passata al candidato sindaco Gianfranco Lopane e all'illustre ospite della serata, il buon Emiliano.
Tra i due, oltre ad una buona affinità elettiva (in tutti i sensi possibili della parola "elettiva"!), c'è stato subito feeling programmatico-strutturale: dai punti chiave del programma all'importanza della squadra di governo, Emiliano ha sottolineato quanto detto da Gianfranco. L'ex magistrato non è stato avaro di consigli al candidato sindaco, alla coalizione ed alla cittadinanza.
Io, chiaramente, posso raccontare tutto da una prospettiva diversa: ero lì di fianco a lui, una bestia di stazza (fisica e politica). E francamente ho provato una certa emozione: mi è sembrato di conoscerlo da sempre!
Per questo, in alcuni frangenti (e soprattutto quando "preparava" Gianfranco alla vita da sindaco), mi è parso che a parlare ci fosse un fratello, un padre..che bonario dispensa il suo passato a chi verrà dopo.
Uniti, Gianfranco e Michele, anche nell'appello a Stano: restiamo insieme, senza pretese...perché a pretendere il meglio è il paese! E' la platea ha sonoramente approvato l'accorato appello.
L'abbraccio finale tra i due e le foto con i giovani di L2020 sono, esemplificando, la chiusura migliore per il messaggio più giusto: Laterza ora è pronta a cambiare per davvero.
P.S. In me resterà il ricordo di una serata bellissima e di una persona umana e disponibile. A nome mio, di Laterza2020, del Pd, di tutto il centrosinistra e di tutta la città...a Michele va un grandissimo GRAZIE!
mercoledì 17 novembre 2010
Lezioni di politica: il sogno come risveglio
Alle primarie milanesi vince Pisapia: un miracolo annunciato ma comunque molto bello. Eppure non riesco a comprendere come la dirigenza meneghina del Pd (sconfitto col buon Boeri) debba tornare a casa invece di continuare a costruire una coalizione ed un programma forti per espugnare la roccaforte della destra borghese (e anche un po' razzista).
La sconfitta di Boeri, di circa 5 punti percentuali, contro Pisapia non è sicuramente una cosa che deve rallegrare i vertici del Pd..ma di qui a tornare a casa ce ne vuole!
Perdere, si sa, non piace a nessuno..e guai se non fosse così! A fronte della sconfitta, l'analisi del voto è il rito immancabilmente frustrante per i vinti. Ma, a mio modesto avviso, ai democratici milanesi è mancato il tempo per rifletterci su: la sconfitta di un candidato alle primarie di coalizione non è una sconfitta del partito tout court, ma la sconfitta di un volto, di un carisma che, suo malgrado, non è stato recepito come leader di una coalizione.
Ci ripetiamo da anni che le primarie devono essere una festa della partecipazione popolare. Ma dimentichiamo che restano una competizione dove c'è chi vince e c'è chi perde. La delusione del vinto, la gioia del vincitore sono reazioni umane..ma spesso distolgono dal dato di partenza: la scelta della gente è insindacabilmente bella. E se il "Golia-Pd" perde contro il "Davide-Sel", da iscritto del Pd, mi interessa per un minuto...ma poi cerco di guardare avanti. Perché i capitoli che si chiudono, lasciano il passo ad altre parole e ad altre storie forse più belle ed avvincenti. Se le si vive insieme, ovviamente.
Questa mia riflessione nasce dalla situazione milanese della quale, francamente, non capisco i presupposti logici (le dimmissioni di una dirigenza sono naturali in caso di pesante sconfitta nelle tornate elettorali ufficiali!). Chiaramente, il canovaccio della storia milanese e il mio pensiero sono universalmente valide.
A tal proposito, uno spunto di riflessione mi vien dato da un articolo apparso sul sito della stampa (leggi qui). Credo che la lucidità dell'analisi qui riportata possa essere un severo monito per salvare la sinistra e creare una nuova mentalità, una nuova cultura, un nuovo sogno. Di sinistra, finalmente.
La sconfitta di Boeri, di circa 5 punti percentuali, contro Pisapia non è sicuramente una cosa che deve rallegrare i vertici del Pd..ma di qui a tornare a casa ce ne vuole!
Perdere, si sa, non piace a nessuno..e guai se non fosse così! A fronte della sconfitta, l'analisi del voto è il rito immancabilmente frustrante per i vinti. Ma, a mio modesto avviso, ai democratici milanesi è mancato il tempo per rifletterci su: la sconfitta di un candidato alle primarie di coalizione non è una sconfitta del partito tout court, ma la sconfitta di un volto, di un carisma che, suo malgrado, non è stato recepito come leader di una coalizione.
Ci ripetiamo da anni che le primarie devono essere una festa della partecipazione popolare. Ma dimentichiamo che restano una competizione dove c'è chi vince e c'è chi perde. La delusione del vinto, la gioia del vincitore sono reazioni umane..ma spesso distolgono dal dato di partenza: la scelta della gente è insindacabilmente bella. E se il "Golia-Pd" perde contro il "Davide-Sel", da iscritto del Pd, mi interessa per un minuto...ma poi cerco di guardare avanti. Perché i capitoli che si chiudono, lasciano il passo ad altre parole e ad altre storie forse più belle ed avvincenti. Se le si vive insieme, ovviamente.
Questa mia riflessione nasce dalla situazione milanese della quale, francamente, non capisco i presupposti logici (le dimmissioni di una dirigenza sono naturali in caso di pesante sconfitta nelle tornate elettorali ufficiali!). Chiaramente, il canovaccio della storia milanese e il mio pensiero sono universalmente valide.
A tal proposito, uno spunto di riflessione mi vien dato da un articolo apparso sul sito della stampa (leggi qui). Credo che la lucidità dell'analisi qui riportata possa essere un severo monito per salvare la sinistra e creare una nuova mentalità, una nuova cultura, un nuovo sogno. Di sinistra, finalmente.
lunedì 8 novembre 2010
Prossima fermata Italia: rottamatori di idee
Prima di andare a studiare, mi sembra giusto postarvi qualcosina in merito all'atteso evento di questo week-end, cioè Prossima fermata Italia.
L'hanno chiamato meeting dei rottamatori. Io, da casa, non l'ho vissuto così. Ma lo guardavo con il cuore ricolmo di speranza e di gioia perché, per la primissima volta, il Pd e la sinistra parlava i politica. Sul palco si sono succeduti in tantissimi che, nei loro cinque minuti, hanno parlato di un argomento a partire da una parola chiave...in modo tale da poter formare un vocabolario di contenuti per l'Italia.
Parlare di quel che è stato detto mi è impossibile qui ma vi posterò qualche intervento dei "big" dalle quali parole, credo, occorrerà ripartire.
Ivan Scalfarotto ha scelto parola Perpetui: “Mi faccio carico io di dire che la questione generazionale c’è. C’è anche un problema generazionale. I problemi non possono che essere risolti da chi ne sente l’urgenza. Crediamo di vivere in un paese garantista sul fronte del lavoro, e invece abbiamo un esercito di giovani schiavi. Non c’è questione tattica per distruggere le speranze dei giovani siciliani. Sostenere il governo Lombardo è una decisione che ha una valenza devastante. “Io sono il vice presidente del PD e sono orgoglioso di essere vice presidente del PD che si è riunito a Roma. Ho sentito la medesima buona volontà, l’entusiasmo, quello che ci serve. Il PD di Roma e quello di Firenze non sono due partiti diversi: sono lo stesso partito. E io sono orgoglioso di essere vicepresidente di questo partito”.
Matteo Renzi: “Esiste una sola grande possibilità per chi crede nei valori dell’impegno: non abbandonare gli altri al proprio futuro. Eppure l’abbiamo fatto. In Brasile una donna è appena stata eletta presidente della repubblica: certo non ha fatto festini. Certo si è messa in scia di un grande personaggio e di un grande sindacato che l’hanno aiutata a crescere. Oppure prendete gli Stati Uniti: Obama prende una tranvata storica. Perché non è stato bravo a comunicare? A me piace pensare che quella scelta di cui la accusano – la riforma sanitaria – sia una di quelle scelte per cui vale la pena anche correre il rischio di prendere una tranvata. E c’è anche qualcosa che è accaduto a destra. Un ragazzo degli anni Settanta, un repubblicano. Si chiama Marco Rubio. Il primo ispanico che sta cambiando la storia del suo partito, un giovanotto maleducato. Finché la destra repubblicana avrà Rubio e la nostra destra avrà Ruby, non andremo da nessuna parte. Da sei mesi stiamo dietro a Granata, Briguglio, Bocchino. Davvero è una discussione che non riguarda l’Italia. Non è che hanno due idee diverse: non possono raccontarci che hanno cambiato idea dopo diciassette anni a votare tutte le leggi ad personam. Io ieri li ho paragonati a Beautiful, magari sono stato maleducato: aspetto che Ridge e Thorne si lamentino. Ma credete che il problema di questo paese sia la legge elettorale? Non è vero. Sì, è una legge elettorale vergognosa. Tutti vogliono cambiarla ma non dicono mai come, perché non sono d’accordo. Perché non lo fanno adesso? E allora la legge elettorale è il grande alibi per fare un bel governone tecnico per esautorare la politica e consentire a Berlusconi di riguadagnare la sua verginità politica. È mai possibile che questo partito abbia scelto il casting invece che le primarie, al momento di fare le liste elettorali? Primarie sempre e ovunque per la scelta dei parlamentari.
Se quando ho parlato di rottamazione avessi pensato che per due mesi il PD avesse parlato di rottamazione, mi sarei sganasciato dalle risate. Ma vi pare che io voglio mettere in un compattatore delle persone? Chi dice così ha un problema, perché vede se stesso nella propria carriera politica. Noi abbiamo una emergenza. Abbiamo gli stessi leader che sono lì da più di vent’anni. Nel mondo normale i partiti rimangono fermi, i leader cambiano. Da noi i partiti cambiano e non c’è possibilità di cambiare leader. Dicono: ganzo Renzi, lo dice perché ci vuole andare lui. È uno degli elementi più tristi del retropensierismo: l’idea che non si possa dire nulla senza che qualcuno dica ‘vedi cosa c’è sotto?’. L’idea che non si possa esprimere il proprio pensiero senza essere accusati di avere interessi personali. Fateci parlare liberamente di politica. Il creativo della politica italiana, parliamone.
L’Unione ha dato vita al momento più diviso della repubblica. Il Partito dell’amore: il giorno dopo che l’ha detto sembrava la guerra dei Roses. Il Popolo della Libertà: tu dissenti? Fuori. Ora, è possibile che noi ci chiamiamo Partito Democratico e si debba trattare chi non è d’accordo come un nemico?
Bersani dice ‘amate la ditta’. Vorrei presentarvi la mia maggioranza: io sono il sindaco dell’unica grande città in cui il PD è maggioranza assoluta. Lo è perché gli eletti nelle liste civiche sono entrati nel PD. Noi non siamo una componente di un partito: noi amiamo profondamente la ditta. È che non vogliamo vederla fallire. Voi dovete avere rispetto per noi, noi avremo rispetto per voi. Nessuno di noi viene da Marte o da una storia inventata. Io sono stato cooptato da presidente della provincia, non è che ho vinto la lotteria. Poi ho capito che se fossi rimasto lì sarei diventato un pollo da batteria. Dobbiamo dire al passato: grazie. Ma al futuro: sì. Non possiamo diventare i reduci e i nostalgici della politica italiana. Dicono che il problema l’ho posto io. Ma vi rendete conto che questo non è un paese normale? Non è che siccome Berlusconi sa comunicare bene, noi per essere diversi non dobbiamo comunicare. Dobbiamo fare capire alle persone quello che diciamo. Abbiamo bisogno di tornare a parlare la parola delle emozioni. La politica deve produrre sentimenti: se no produce rabbia.
Sul lavoro non ha senso fare il derby tra Marchionne e la FIOM. C’è un’urgenza di innovazione. L’unica cifra della rappresentabilità del mondo del lavoro non può essere i pensionati.
Io sono cattolico, ne sono fiero e non mi vergogno. Ne sono fiero quanto sono fiero della mia laicità quando governo da sindaco di Firenze. Quello che ho capito stando da sindaco nell’ospedale dove un ragazzo di 21 anni era appena uscito dalla sala operatoria perché in questa città un gruppo delinquenti lo avevano picchiato fino a sfigurarlo solo perché amava un uomo. Quel ragazzo mi ha fatto venire un sentimento di rabbia che è pari a quello di una signora perbene di Firenze che quando ho messo una canzone di Tiziano Ferro durante un matrimonio s’è lamentata perché era un culattone. Questo punto è un punto culturale drammatico che sostanzia la battuta di Berlusconi. Facciamo un grande investimento sull’unica cosa che ci salverà: la parola cultura, la parola bellezza. Bondi e Tremonti. Io non so chi tra loro è responsabile per la vicenda di Pompei, ma uno dei due si dimetta.
Noi pensiamo che soltanto mettendoci in gioco riusciremo a cambiare questo paese. Il nostro tempo o ce lo prendiamo noi o non ce o prendiamo mai. Da Firenze ci rimettiamo in gioco senza pretendere posti, senza invocare protezioni, ma senza chiedere ad altri ciò che ci prenderemo da soli.”
E poi Pippo Civati: “Rottamazione sarà anche un termine poco educato, ma l’usato poco sicuro di Fini non va bene. Noi vogliamo ripartire dai ritardi, dalle indecisioni e dagli sprechi del Paese. L’Italia è una tartaruga che va piano, che però potrebbe volare e occuparsi di chi verrà dopo di noi. Nella prossima Repubblica si va con una cultura politica diversa. Non è solo importante numerare le proposte, ma dare delle priorità. Immigrazione, ambiente, sono temi poco affrontati. Ci rivolgiamo a chi ha voglia di costruire un paese con un partito nuovo, quello di chi non è ancora garantito.
Non ci interessa la collocazione nostra, ma quella del PD e il suo ruolo nel mondo. Ci dicono che non abbiamo contenuti, ma ne avete sentiti in questi giorni. Ci sono cose già sentite, ci dicono, certo, peccato che in Italia nessuno le abbia poi mai fatte. Non siamo una corrente, siamo una campagna, un’energia, tanti punti di vista. Se Bersani ce lo chiede gli organizziamo una cosa simile. Vorrei un PD quasi banale. Il PD del consigliere tunisino e anche italiano. Il PD dell’artigiano di Pontida, che magari non vota più la Lega e non sa chi votare. Il giovane davanti a un PC ad Arcore o Siracusa. Un PD dedicato alle donne italiane che vanno onorate come va onorata la Repubblica.”
Rottamazione è termine indelicato se riferito ad una persona. Io sono un rottamatore delle idee e dei modi di far politica. Ed è in quest'ottica che andava e va vista il meeting della Leopolda. Spero che i più capiscano: questo tempo è nostro e ce lo prenderemo!
L'hanno chiamato meeting dei rottamatori. Io, da casa, non l'ho vissuto così. Ma lo guardavo con il cuore ricolmo di speranza e di gioia perché, per la primissima volta, il Pd e la sinistra parlava i politica. Sul palco si sono succeduti in tantissimi che, nei loro cinque minuti, hanno parlato di un argomento a partire da una parola chiave...in modo tale da poter formare un vocabolario di contenuti per l'Italia.
Parlare di quel che è stato detto mi è impossibile qui ma vi posterò qualche intervento dei "big" dalle quali parole, credo, occorrerà ripartire.
Ivan Scalfarotto ha scelto parola Perpetui: “Mi faccio carico io di dire che la questione generazionale c’è. C’è anche un problema generazionale. I problemi non possono che essere risolti da chi ne sente l’urgenza. Crediamo di vivere in un paese garantista sul fronte del lavoro, e invece abbiamo un esercito di giovani schiavi. Non c’è questione tattica per distruggere le speranze dei giovani siciliani. Sostenere il governo Lombardo è una decisione che ha una valenza devastante. “Io sono il vice presidente del PD e sono orgoglioso di essere vice presidente del PD che si è riunito a Roma. Ho sentito la medesima buona volontà, l’entusiasmo, quello che ci serve. Il PD di Roma e quello di Firenze non sono due partiti diversi: sono lo stesso partito. E io sono orgoglioso di essere vicepresidente di questo partito”.
Matteo Renzi: “Esiste una sola grande possibilità per chi crede nei valori dell’impegno: non abbandonare gli altri al proprio futuro. Eppure l’abbiamo fatto. In Brasile una donna è appena stata eletta presidente della repubblica: certo non ha fatto festini. Certo si è messa in scia di un grande personaggio e di un grande sindacato che l’hanno aiutata a crescere. Oppure prendete gli Stati Uniti: Obama prende una tranvata storica. Perché non è stato bravo a comunicare? A me piace pensare che quella scelta di cui la accusano – la riforma sanitaria – sia una di quelle scelte per cui vale la pena anche correre il rischio di prendere una tranvata. E c’è anche qualcosa che è accaduto a destra. Un ragazzo degli anni Settanta, un repubblicano. Si chiama Marco Rubio. Il primo ispanico che sta cambiando la storia del suo partito, un giovanotto maleducato. Finché la destra repubblicana avrà Rubio e la nostra destra avrà Ruby, non andremo da nessuna parte. Da sei mesi stiamo dietro a Granata, Briguglio, Bocchino. Davvero è una discussione che non riguarda l’Italia. Non è che hanno due idee diverse: non possono raccontarci che hanno cambiato idea dopo diciassette anni a votare tutte le leggi ad personam. Io ieri li ho paragonati a Beautiful, magari sono stato maleducato: aspetto che Ridge e Thorne si lamentino. Ma credete che il problema di questo paese sia la legge elettorale? Non è vero. Sì, è una legge elettorale vergognosa. Tutti vogliono cambiarla ma non dicono mai come, perché non sono d’accordo. Perché non lo fanno adesso? E allora la legge elettorale è il grande alibi per fare un bel governone tecnico per esautorare la politica e consentire a Berlusconi di riguadagnare la sua verginità politica. È mai possibile che questo partito abbia scelto il casting invece che le primarie, al momento di fare le liste elettorali? Primarie sempre e ovunque per la scelta dei parlamentari.
Se quando ho parlato di rottamazione avessi pensato che per due mesi il PD avesse parlato di rottamazione, mi sarei sganasciato dalle risate. Ma vi pare che io voglio mettere in un compattatore delle persone? Chi dice così ha un problema, perché vede se stesso nella propria carriera politica. Noi abbiamo una emergenza. Abbiamo gli stessi leader che sono lì da più di vent’anni. Nel mondo normale i partiti rimangono fermi, i leader cambiano. Da noi i partiti cambiano e non c’è possibilità di cambiare leader. Dicono: ganzo Renzi, lo dice perché ci vuole andare lui. È uno degli elementi più tristi del retropensierismo: l’idea che non si possa dire nulla senza che qualcuno dica ‘vedi cosa c’è sotto?’. L’idea che non si possa esprimere il proprio pensiero senza essere accusati di avere interessi personali. Fateci parlare liberamente di politica. Il creativo della politica italiana, parliamone.
L’Unione ha dato vita al momento più diviso della repubblica. Il Partito dell’amore: il giorno dopo che l’ha detto sembrava la guerra dei Roses. Il Popolo della Libertà: tu dissenti? Fuori. Ora, è possibile che noi ci chiamiamo Partito Democratico e si debba trattare chi non è d’accordo come un nemico?
Bersani dice ‘amate la ditta’. Vorrei presentarvi la mia maggioranza: io sono il sindaco dell’unica grande città in cui il PD è maggioranza assoluta. Lo è perché gli eletti nelle liste civiche sono entrati nel PD. Noi non siamo una componente di un partito: noi amiamo profondamente la ditta. È che non vogliamo vederla fallire. Voi dovete avere rispetto per noi, noi avremo rispetto per voi. Nessuno di noi viene da Marte o da una storia inventata. Io sono stato cooptato da presidente della provincia, non è che ho vinto la lotteria. Poi ho capito che se fossi rimasto lì sarei diventato un pollo da batteria. Dobbiamo dire al passato: grazie. Ma al futuro: sì. Non possiamo diventare i reduci e i nostalgici della politica italiana. Dicono che il problema l’ho posto io. Ma vi rendete conto che questo non è un paese normale? Non è che siccome Berlusconi sa comunicare bene, noi per essere diversi non dobbiamo comunicare. Dobbiamo fare capire alle persone quello che diciamo. Abbiamo bisogno di tornare a parlare la parola delle emozioni. La politica deve produrre sentimenti: se no produce rabbia.
Sul lavoro non ha senso fare il derby tra Marchionne e la FIOM. C’è un’urgenza di innovazione. L’unica cifra della rappresentabilità del mondo del lavoro non può essere i pensionati.
Io sono cattolico, ne sono fiero e non mi vergogno. Ne sono fiero quanto sono fiero della mia laicità quando governo da sindaco di Firenze. Quello che ho capito stando da sindaco nell’ospedale dove un ragazzo di 21 anni era appena uscito dalla sala operatoria perché in questa città un gruppo delinquenti lo avevano picchiato fino a sfigurarlo solo perché amava un uomo. Quel ragazzo mi ha fatto venire un sentimento di rabbia che è pari a quello di una signora perbene di Firenze che quando ho messo una canzone di Tiziano Ferro durante un matrimonio s’è lamentata perché era un culattone. Questo punto è un punto culturale drammatico che sostanzia la battuta di Berlusconi. Facciamo un grande investimento sull’unica cosa che ci salverà: la parola cultura, la parola bellezza. Bondi e Tremonti. Io non so chi tra loro è responsabile per la vicenda di Pompei, ma uno dei due si dimetta.
Noi pensiamo che soltanto mettendoci in gioco riusciremo a cambiare questo paese. Il nostro tempo o ce lo prendiamo noi o non ce o prendiamo mai. Da Firenze ci rimettiamo in gioco senza pretendere posti, senza invocare protezioni, ma senza chiedere ad altri ciò che ci prenderemo da soli.”
E poi Pippo Civati: “Rottamazione sarà anche un termine poco educato, ma l’usato poco sicuro di Fini non va bene. Noi vogliamo ripartire dai ritardi, dalle indecisioni e dagli sprechi del Paese. L’Italia è una tartaruga che va piano, che però potrebbe volare e occuparsi di chi verrà dopo di noi. Nella prossima Repubblica si va con una cultura politica diversa. Non è solo importante numerare le proposte, ma dare delle priorità. Immigrazione, ambiente, sono temi poco affrontati. Ci rivolgiamo a chi ha voglia di costruire un paese con un partito nuovo, quello di chi non è ancora garantito.
Non ci interessa la collocazione nostra, ma quella del PD e il suo ruolo nel mondo. Ci dicono che non abbiamo contenuti, ma ne avete sentiti in questi giorni. Ci sono cose già sentite, ci dicono, certo, peccato che in Italia nessuno le abbia poi mai fatte. Non siamo una corrente, siamo una campagna, un’energia, tanti punti di vista. Se Bersani ce lo chiede gli organizziamo una cosa simile. Vorrei un PD quasi banale. Il PD del consigliere tunisino e anche italiano. Il PD dell’artigiano di Pontida, che magari non vota più la Lega e non sa chi votare. Il giovane davanti a un PC ad Arcore o Siracusa. Un PD dedicato alle donne italiane che vanno onorate come va onorata la Repubblica.”
Rottamazione è termine indelicato se riferito ad una persona. Io sono un rottamatore delle idee e dei modi di far politica. Ed è in quest'ottica che andava e va vista il meeting della Leopolda. Spero che i più capiscano: questo tempo è nostro e ce lo prenderemo!
martedì 2 novembre 2010
CHI FERMERA' LA MUSICA?
In queste ore attacchi personali a tutti: ai ragazzi di L2020, ai partiti, ai sindacati, a me (pooovero me!), a Gianfranco Lopane...a tutto e tutti!
Allora per stemperare un po' gli animi...ho un video musicale per tutti!
AI RAGAZZI DI LATERZA2020
A GIANFRANCO LOPANE
AI SUOI ELETTORI
E QUESTA LA DEDICO A TUTTI..MA SPECIALMENTE A ME!
Queste canzoni le pubblico per sorridere un po'. Perché oggi non ho sorriso per nulla: amici che leggete, noi ragazzi siamo stanchi d queste polemiche sterili e basate sul pettegolezzo. Sappiamo che non si potrà mai esser tutti d'accordo su di una persona (è chiaro: le opinioni di tutti sono personali e quindi diverse tra loro). Vi chiedo, anche a nome degli altri ragazzi di L2020, solo una cosa: rispettateci per quello che abbiamo fatto, e cioè per il nostro lavoro che è sotto gli occhi di tutti se solo ci raggiungete in sede.
Per quanto riguarda le critiche, noi le sappiamo accettare...ma le gradiremmo costruttive! Insomma, parliamo di cosa non ci piace della nostra città, come vorremo fosse, cosa fare per i giovani, per le donne, per gli anziani..e via discorrendo.
Spero solo che questo post...non rechi sotto di se la scritta "0 commenti".
Un abbraccio,
Seneca
Allora per stemperare un po' gli animi...ho un video musicale per tutti!
AI RAGAZZI DI LATERZA2020
A GIANFRANCO LOPANE
AI SUOI ELETTORI
E QUESTA LA DEDICO A TUTTI..MA SPECIALMENTE A ME!
Queste canzoni le pubblico per sorridere un po'. Perché oggi non ho sorriso per nulla: amici che leggete, noi ragazzi siamo stanchi d queste polemiche sterili e basate sul pettegolezzo. Sappiamo che non si potrà mai esser tutti d'accordo su di una persona (è chiaro: le opinioni di tutti sono personali e quindi diverse tra loro). Vi chiedo, anche a nome degli altri ragazzi di L2020, solo una cosa: rispettateci per quello che abbiamo fatto, e cioè per il nostro lavoro che è sotto gli occhi di tutti se solo ci raggiungete in sede.
Per quanto riguarda le critiche, noi le sappiamo accettare...ma le gradiremmo costruttive! Insomma, parliamo di cosa non ci piace della nostra città, come vorremo fosse, cosa fare per i giovani, per le donne, per gli anziani..e via discorrendo.
Spero solo che questo post...non rechi sotto di se la scritta "0 commenti".
Un abbraccio,
Seneca
UNA VITTORIA DI TUTTI E PER TUTTI
Un titolo del genere farebbe pensare ad un pareggio. E invece no ed è giusto che qualcuno abbia vinto. In questo caso Gianfranco Lopane che ha ottenuto 1926 preferenze al cospetto delle 1678 di Sebastiano Stano.
Sarà quindi lui a guidare il centro-sinistra alle comunali dell'anno venturo.
Un progetto, quello incarnato alle primarie da Gianfranco, che parte da lontano e lontano vuole arrivare. E mi riferisco ai ragazzi, folli realisti, di Laterza2020 che tanto hanno lavorato in questi mesi (chi vi scrive ha dovuto rimandare un esame per gli impegni politici: lo rifarei, ben inteso!) e che domenica notte hanno gioito.
Vi parlo a titolo personale: a risultato acquisito ho pianto lacrime che sapevano di stress e gioia, di stanchezza e felicità.
Ho seguito lo scrutinio lontano dal seggio per la tensione accumulata nella giornata ma poi mi sono fiondato alla Cittadella. E lì ho trovato tutti i compagni di un avventura estenuante e esaltante e, con loro, gli abbracci sembravano non finire mai.
Mi sono commosso tantissimo all'abbraccio con Giuseppe, con la mia ragazza (che tanto mi ha sostenuto in questi mesi), con gli amici pre-politici e con Gianfranco che vedendomi ha esclamato "Dove ti eri cacciato Seneca?!?". E Seneca l'ha abbracciato come si deve ad un amico oramai di vita e non solo di politica.
Ma, giustamente, dopo i nostri abbracci c'era qualcun'altro che andava degnamente salutato: Sebastiano Stano al quale ho detto che, sì, ai miei occhi era stato bravo. L'abbraccio con Stefano, mio caro amico di lunga data e nipote di Sebastiano, sapeva di vittoria comune. Stefano ripeteva che era stata una grande festa. E come dargli torto: 3700 in coda, col freddo, per votare alle primarie di una coalizione non è cosa che accade spesso.
Ecco allora spiegato il titolo di questo post: la partecipazione è stata la vittoria di tutti. E tutta quella gente era lì per chiederci di stare uniti. Perché solo uniti, con un progetto forte e con un rinnovamento di competenza riusciremo a vincere.
E' giusto sottolineare, però, l'importanza e la forza dei quasi 2000 voti presi da Gianfranco: la gente ha scelto, vuole e pretende il nuovo di faccia e di stile politico. E' la scelta che io auspicavo...e noi di L2020 tiriamo dritto su questa strada.
Allora va bene così: Gianfranco è stato scelto come capitano della squadra. Ora, però, formiamo una bella lista: è la gente che ce lo chiede, non deludiamola!
Sarà quindi lui a guidare il centro-sinistra alle comunali dell'anno venturo.
Un progetto, quello incarnato alle primarie da Gianfranco, che parte da lontano e lontano vuole arrivare. E mi riferisco ai ragazzi, folli realisti, di Laterza2020 che tanto hanno lavorato in questi mesi (chi vi scrive ha dovuto rimandare un esame per gli impegni politici: lo rifarei, ben inteso!) e che domenica notte hanno gioito.
Vi parlo a titolo personale: a risultato acquisito ho pianto lacrime che sapevano di stress e gioia, di stanchezza e felicità.
Ho seguito lo scrutinio lontano dal seggio per la tensione accumulata nella giornata ma poi mi sono fiondato alla Cittadella. E lì ho trovato tutti i compagni di un avventura estenuante e esaltante e, con loro, gli abbracci sembravano non finire mai.
Mi sono commosso tantissimo all'abbraccio con Giuseppe, con la mia ragazza (che tanto mi ha sostenuto in questi mesi), con gli amici pre-politici e con Gianfranco che vedendomi ha esclamato "Dove ti eri cacciato Seneca?!?". E Seneca l'ha abbracciato come si deve ad un amico oramai di vita e non solo di politica.
Ma, giustamente, dopo i nostri abbracci c'era qualcun'altro che andava degnamente salutato: Sebastiano Stano al quale ho detto che, sì, ai miei occhi era stato bravo. L'abbraccio con Stefano, mio caro amico di lunga data e nipote di Sebastiano, sapeva di vittoria comune. Stefano ripeteva che era stata una grande festa. E come dargli torto: 3700 in coda, col freddo, per votare alle primarie di una coalizione non è cosa che accade spesso.
Ecco allora spiegato il titolo di questo post: la partecipazione è stata la vittoria di tutti. E tutta quella gente era lì per chiederci di stare uniti. Perché solo uniti, con un progetto forte e con un rinnovamento di competenza riusciremo a vincere.
E' giusto sottolineare, però, l'importanza e la forza dei quasi 2000 voti presi da Gianfranco: la gente ha scelto, vuole e pretende il nuovo di faccia e di stile politico. E' la scelta che io auspicavo...e noi di L2020 tiriamo dritto su questa strada.
Allora va bene così: Gianfranco è stato scelto come capitano della squadra. Ora, però, formiamo una bella lista: è la gente che ce lo chiede, non deludiamola!
sabato 16 ottobre 2010
IN INTERNET VERITAS
La ricordate la legge "Ammazza-blog" tanto agognata dal governo (ancora) in carica? Come no! Quella che avrebbe voluto limitare l'informazione anche sul web. Se davvero non la ricordate, vi suggerisco approfondimenti leggendo qui, quo e qua. E' una legge che, purtroppo, sta tornando. In parlamento e en plein air, in pubblico insomma.
I blog, e soprattutto i blogger, vengono dovunque accusati di diffamazione e chiunque ne vorrebbe la chiusura.
Mi (e vi) domando il perché di questa "persecuzione". Sarà che su internet gira e si fa sentire la vox populi che, seppure non è propriamente vox dei, comunque la si veda dice le cose come (più o meno) stanno...aggiungendo, ovviamente, l'ironia ed il sarcasmo che rendono le idee ancora più comprensibili.
E se a capo di questa "persecuzione" si ergono politici e politicanti di ogni "misura" ed estrazione (pseudo)parlamentare la cosa è ben più chiara: la politica, a volte, ha paura della verità. Perché la verità ti fa male, lo so...
Lo so che non ho sbagliato una volta e mai sbaglierò
(la verità ti fa male, lo so)
Non dovresti pensare a me
ma stare più attento a te
C'è già tanta gente che
ce la su con te, chi lo sa perché?
Caterina Caselli docet!
I blog, e soprattutto i blogger, vengono dovunque accusati di diffamazione e chiunque ne vorrebbe la chiusura.
Mi (e vi) domando il perché di questa "persecuzione". Sarà che su internet gira e si fa sentire la vox populi che, seppure non è propriamente vox dei, comunque la si veda dice le cose come (più o meno) stanno...aggiungendo, ovviamente, l'ironia ed il sarcasmo che rendono le idee ancora più comprensibili.
E se a capo di questa "persecuzione" si ergono politici e politicanti di ogni "misura" ed estrazione (pseudo)parlamentare la cosa è ben più chiara: la politica, a volte, ha paura della verità. Perché la verità ti fa male, lo so...
Lo so che non ho sbagliato una volta e mai sbaglierò
(la verità ti fa male, lo so)
Non dovresti pensare a me
ma stare più attento a te
C'è già tanta gente che
ce la su con te, chi lo sa perché?
Caterina Caselli docet!
sabato 9 ottobre 2010
Laterza2020 non si ferma: che le volpi se ne facciano una ragione!
Naviganti, è online il sito web di Laterza2020. Visitate tutte le varie sezioni...troverete spazio per le vostre idee con le varie discussioni sul forum, così come sranno proposti vari sondaggi, per non parlare degli aggiornamenti sulla vita politica e non della città di Laterza.
E' un progetto, quello di Laterza2020, che sta crescendo...e crescerà checchè ne dicano i mestieranti che, come potete notare, vogliono sempre mettere in soffita il rinnovamento. Ma ora no...ora c'è chi non abbasserà la voce e lo sguardo: giovani sì, fessi no!
P.S. Per lasciarvi, vi suggerisco l'ascolto di questa canzone che un mio caro amico mi ha a sua volta girato: non trovate nulla di familiare?!?
E' un progetto, quello di Laterza2020, che sta crescendo...e crescerà checchè ne dicano i mestieranti che, come potete notare, vogliono sempre mettere in soffita il rinnovamento. Ma ora no...ora c'è chi non abbasserà la voce e lo sguardo: giovani sì, fessi no!
P.S. Per lasciarvi, vi suggerisco l'ascolto di questa canzone che un mio caro amico mi ha a sua volta girato: non trovate nulla di familiare?!?
giovedì 30 settembre 2010
Happy birthday, Mr. President
Ieri, 29 settembre, il Presidente del Consiglio era (insolitamente) impegnato alla Camera dei Deputati. Si giocava tutto dalla legislatura alla vita privata alla vita penale. E gli è andata bene. Fiducia ampia con i 342 "sì".
Eppure, gli esperti delle procedure e delle liturgie politichesi sottolineano come il governo sia, nonostante tutto, appeso ad un filo. O meglio a un Fli. Decisivi, infatti, sono stati i voti dei finiani che, baraonde a parte, hanno fatto anche loro gli "uomini Del Monte" dicendo sì. Salvo poi agginugere un "vedremo di volta in volta". Poco male per B che se ne va di corsa, verso l'infinito ed oltre, per festeggiare fiducia e compleanno.
Segue un dibattito acceso dove su tutti si distinguono un sardonico Bersani (voto in pagella 8) ed un inc****to Di Pietro (voto in pagella 8,5..anche per aver suscitato la collera di B).
E poi tutti a casa...o in giro per talk-show. E Maroni si tradisce...
P.S. Ecco a voi il classico dei miei quaderni: l'angolo del gossip. Queste le foto della giornata di ieri: è sempre curioso vedere la mimica e gli sguardi di alcuni loschi figuri che l'Italia si fregia di avere in Parlamento.
Eppure, gli esperti delle procedure e delle liturgie politichesi sottolineano come il governo sia, nonostante tutto, appeso ad un filo. O meglio a un Fli. Decisivi, infatti, sono stati i voti dei finiani che, baraonde a parte, hanno fatto anche loro gli "uomini Del Monte" dicendo sì. Salvo poi agginugere un "vedremo di volta in volta". Poco male per B che se ne va di corsa, verso l'infinito ed oltre, per festeggiare fiducia e compleanno.
Segue un dibattito acceso dove su tutti si distinguono un sardonico Bersani (voto in pagella 8) ed un inc****to Di Pietro (voto in pagella 8,5..anche per aver suscitato la collera di B).
E poi tutti a casa...o in giro per talk-show. E Maroni si tradisce...
P.S. Ecco a voi il classico dei miei quaderni: l'angolo del gossip. Queste le foto della giornata di ieri: è sempre curioso vedere la mimica e gli sguardi di alcuni loschi figuri che l'Italia si fregia di avere in Parlamento.
lunedì 27 settembre 2010
SILENZIO IN SALA: PARLIAMO NOI ROTTAMATORI TARTARUGHINI
Amici, oggi vi giro un video di importante consultazione. Si parla del futuro del Partito Democratico e di come questo possa (finalmente) crescere. Parlano Renzi, Civati, Serracchiani e Zingaretti: un quartetto che fa(rà) onore alla sinistra italiana.
Il 5,6 e 7 novembre dovrei essere anch'io a Firenze per il "meeting" dei rottamatori tartarughini, per parlare (anche con loro) di futuro e di idee. So che può servire non solo al Pd ma a tutto il Paese.
P.S. Intanto, aldilà della Manica, accade un "evento sconvolgente"...
Il 5,6 e 7 novembre dovrei essere anch'io a Firenze per il "meeting" dei rottamatori tartarughini, per parlare (anche con loro) di futuro e di idee. So che può servire non solo al Pd ma a tutto il Paese.
P.S. Intanto, aldilà della Manica, accade un "evento sconvolgente"...
martedì 21 settembre 2010
Primarie a fine ottobre (di Michele Cristella, da il Corriere del Giorno)
LATERZA – Sciolti gli ormeggi, si salpa: verso le primarie.
Domenica mattina, solennità dei grandi momenti, conferenza stampa del Pd per presentare il regolamento delle primarie per il candidato sindaco del centrosinistra per le comunali del 2011.
Con i due candidati del Pd, Gianfranco Lopane e Sebastiano Stano, il coordinatore della sezione Franco Cantore e il locale “maitre à pensèr” Franco Azzarano, in una sezione man mano riempitasi di esponenti ogni generazione, dall’ottuagenario Savino Mallardi, al tridente di punta e di critica Bruno Bongermino, Francesco Di Candia e Leonardo Matera, a Rossella Calabrese, come rappresentante dell’altra metà del cielo, Tony Gallitelli ha illustrato le ragioni e le modalità del regolamento e dell’accluso Codice etico per la propaganda.
Le modalità: si terranno il 31 ottobre prossimo; potranno parteciparvi tutti gli indicati dai partiti o i cittadini liberi purché sostenuti da 150-200 firme; il diritto di voto attivo comincia a 16 anni, per responsabilizzare da subitoanche i giovanissimi; le candidature dovranno pervenire entro il 10 ottobre; non sono ammesse candidature con qualche problema giudiziario; saranno candidabili coloro che accettano il Codice etico, che sostengano il vincitore delle primarie, che, avendo raggiunto il 20% dei votanti, sia disposto a far parte della lista; lo scrutinio avverrà a voto concluso.
Le ragioni: si vota il 31 ottobre per dare al candidato sindaco il tempo e la possibilità di formare coi i cittadini e gli alleati un programma il più possibile discusso, propositivo e condiviso. La data è stata scelta anche per avere qualche universitario di ritorno per le feste di Ognissanti.
Il Codice etico regolamenta la campagna elettorale dei partecipanti alle primarie, che sia sobria e si attenga a una qual “par condicio”.
Questo momento, dice Gallitelli, è la conclusione di un iter iniziato a maggio avendo come obiettivo prioritario quello di creare un intenso rapporto fra partiti e città, le precedenti e cocenti sconfitte, infatti discendevano dallo scollegamento fra centrosinistra e cittadinanza. Gallitelli ha assunto anche toni profetici dicendo che il frutto di questo lavoro sarà meglio apprezzato fra dieci anni. Ma in queste parole si celava anche una polemica con gli scettici verso le primarie e coloro che, pur della sinistra, le hanno osteggiate.
In definitiva, in questo momento, il Pd sta solo; e la solitudine o ha il visionario afflato dell’eccellenza, o ha l’acre sapore della heidegerriana deiezione.
E queste sensazioni hanno sviluppato gli interventi di alcuni presenti. Carmine Mele voleva sapere perché non ci fossero le firme degli alleati sotto il regolamento, cioè perché il regolamento non fosse condiviso; Mino Lamola ha ricordato che l’ultima vittoria del centrosinistra, con Vito Cassano, fu favorita dal tempo che ebbe il candidato per coinvolgere la città nelle elezioni, mentre le elezioni successive furono un disastro perché pasticciate dai dirigenti provinciali. Franco Azzarano, segretario e capolista del Pci nel ’79, ha dato un titolo altisonante a questa scelta: abbiamo voluto creare una cultura del fare il candidato, cioè i cittadini che scelgono chi deve essere prima uno dei candidati a sindaco e poi il loro sindaco. Pasquale Clemente ha fatto mettere in pubblico il sigillo di chiusura delle operazioni.
Il Pd, nave ammiraglia, ha scelto di inoltrarsi in mare aperto; ma senza la sua flottiglia: spera d’esserne raggiunta, o di trovarla, ed è pronta ad aspettarla. Ma i lupi di mare annotano che per cominciare la navigazione non basta sciogliere gli ormeggi e che per entrare ed uscire dai porti c’è bisogno di un rimorchiatore, comandato da chi conosca tutte le insidie di quel porto: scogli, correnti, fondale basso, canali d’aria, arrotarsi dei venti.
Domenica mattina, solennità dei grandi momenti, conferenza stampa del Pd per presentare il regolamento delle primarie per il candidato sindaco del centrosinistra per le comunali del 2011.
Con i due candidati del Pd, Gianfranco Lopane e Sebastiano Stano, il coordinatore della sezione Franco Cantore e il locale “maitre à pensèr” Franco Azzarano, in una sezione man mano riempitasi di esponenti ogni generazione, dall’ottuagenario Savino Mallardi, al tridente di punta e di critica Bruno Bongermino, Francesco Di Candia e Leonardo Matera, a Rossella Calabrese, come rappresentante dell’altra metà del cielo, Tony Gallitelli ha illustrato le ragioni e le modalità del regolamento e dell’accluso Codice etico per la propaganda.
Le modalità: si terranno il 31 ottobre prossimo; potranno parteciparvi tutti gli indicati dai partiti o i cittadini liberi purché sostenuti da 150-200 firme; il diritto di voto attivo comincia a 16 anni, per responsabilizzare da subitoanche i giovanissimi; le candidature dovranno pervenire entro il 10 ottobre; non sono ammesse candidature con qualche problema giudiziario; saranno candidabili coloro che accettano il Codice etico, che sostengano il vincitore delle primarie, che, avendo raggiunto il 20% dei votanti, sia disposto a far parte della lista; lo scrutinio avverrà a voto concluso.
Le ragioni: si vota il 31 ottobre per dare al candidato sindaco il tempo e la possibilità di formare coi i cittadini e gli alleati un programma il più possibile discusso, propositivo e condiviso. La data è stata scelta anche per avere qualche universitario di ritorno per le feste di Ognissanti.
Il Codice etico regolamenta la campagna elettorale dei partecipanti alle primarie, che sia sobria e si attenga a una qual “par condicio”.
Questo momento, dice Gallitelli, è la conclusione di un iter iniziato a maggio avendo come obiettivo prioritario quello di creare un intenso rapporto fra partiti e città, le precedenti e cocenti sconfitte, infatti discendevano dallo scollegamento fra centrosinistra e cittadinanza. Gallitelli ha assunto anche toni profetici dicendo che il frutto di questo lavoro sarà meglio apprezzato fra dieci anni. Ma in queste parole si celava anche una polemica con gli scettici verso le primarie e coloro che, pur della sinistra, le hanno osteggiate.
In definitiva, in questo momento, il Pd sta solo; e la solitudine o ha il visionario afflato dell’eccellenza, o ha l’acre sapore della heidegerriana deiezione.
E queste sensazioni hanno sviluppato gli interventi di alcuni presenti. Carmine Mele voleva sapere perché non ci fossero le firme degli alleati sotto il regolamento, cioè perché il regolamento non fosse condiviso; Mino Lamola ha ricordato che l’ultima vittoria del centrosinistra, con Vito Cassano, fu favorita dal tempo che ebbe il candidato per coinvolgere la città nelle elezioni, mentre le elezioni successive furono un disastro perché pasticciate dai dirigenti provinciali. Franco Azzarano, segretario e capolista del Pci nel ’79, ha dato un titolo altisonante a questa scelta: abbiamo voluto creare una cultura del fare il candidato, cioè i cittadini che scelgono chi deve essere prima uno dei candidati a sindaco e poi il loro sindaco. Pasquale Clemente ha fatto mettere in pubblico il sigillo di chiusura delle operazioni.
Il Pd, nave ammiraglia, ha scelto di inoltrarsi in mare aperto; ma senza la sua flottiglia: spera d’esserne raggiunta, o di trovarla, ed è pronta ad aspettarla. Ma i lupi di mare annotano che per cominciare la navigazione non basta sciogliere gli ormeggi e che per entrare ed uscire dai porti c’è bisogno di un rimorchiatore, comandato da chi conosca tutte le insidie di quel porto: scogli, correnti, fondale basso, canali d’aria, arrotarsi dei venti.
I vangeli a sinistra (di Pippo Civati)
Dopo aver letto la seconda lettera di Walter apostolo ai democratici (anche se a volte tutte queste lettere e le conseguenti polemiche sembrano riservate ai soli 'romani'), una lettera che chiarisce quello che deve chiarire (su papi e cardinali), credo che ora possiamo passare ad un altro genere letterario (prima di dover scrivere l'Apocalisse).
Siamo alla presenza di numerosi evangelisti: c'è Pierluigi (che fa il segretario), c'è Sergio (con la sua Sfida), c'è Walter (con il suo Movimento), c'è Nichi (con le sue Fabbriche). E altri ancora. Forse è il caso di immaginare delle "tavole sinottiche", che permettano di confrontare le versioni offerte da ciascuno. Scopriremmo che i punti di contatto sono innumerevoli e che la storia che stiamo raccontando potrebbe anche (addirittura!) essere la stessa. E che quello che trovate nel vangelo secondo Sergio a proposito di "rivoluzione industriale" si ritrova nel documento secondo Walter e nel discorso secondo Pierluigi. E che di scuola parlano tutti, e insieme forse potrebbero farlo meglio. Per non dire del Pd, che forse dovrebbe preoccuparsi di dare un'immagine di sé. Non arrivo a dire "una sola", ma almeno un'immagine.
L'invito è quello di assumere lo slogan più efficace del Bersani del Congresso, quando diceva di non volere un uomo solo al comando. Viva il pluralismo, che non è però la confusione di voci diverse. Presuppone, il pluralismo, che ci si ascolti, anche, prima di parlare.
Sarebbe un modo, come ripetiamo spesso, per abbassare i toni e alzare lo sguardo. Per uscire da un dibattito interno asfissiante, per superare di slancio la burocrazia. Per offrire versioni, appunto, e non correnti. Per lavorare all'unità e alla comprensione reciproca e non al loro contrario.
P.S. Il mio pensiero in merito ha due polarità: se da un lato vorrei il pluralismo come lo recita (Super)Pippo Civati (un pluralismo dove "ci si ascolti anche prima di parlare"), dall'altro l'intervento di Veltroni (anche piuttosto condivisibile nei contenuti) andava fatto in un altro momento. Detto ciò, se il pensiero veltroniano andrà ad arricchire positivamente la dialettica interna ed esterna al centro-sinistra, non potrò che esserne contento. Spero, però, che, al più presto, ci si sieda tutti attorno ad un tavolo e si discuta: Dialettica dell'illuminismo, in poche parole.
Siamo alla presenza di numerosi evangelisti: c'è Pierluigi (che fa il segretario), c'è Sergio (con la sua Sfida), c'è Walter (con il suo Movimento), c'è Nichi (con le sue Fabbriche). E altri ancora. Forse è il caso di immaginare delle "tavole sinottiche", che permettano di confrontare le versioni offerte da ciascuno. Scopriremmo che i punti di contatto sono innumerevoli e che la storia che stiamo raccontando potrebbe anche (addirittura!) essere la stessa. E che quello che trovate nel vangelo secondo Sergio a proposito di "rivoluzione industriale" si ritrova nel documento secondo Walter e nel discorso secondo Pierluigi. E che di scuola parlano tutti, e insieme forse potrebbero farlo meglio. Per non dire del Pd, che forse dovrebbe preoccuparsi di dare un'immagine di sé. Non arrivo a dire "una sola", ma almeno un'immagine.
L'invito è quello di assumere lo slogan più efficace del Bersani del Congresso, quando diceva di non volere un uomo solo al comando. Viva il pluralismo, che non è però la confusione di voci diverse. Presuppone, il pluralismo, che ci si ascolti, anche, prima di parlare.
Sarebbe un modo, come ripetiamo spesso, per abbassare i toni e alzare lo sguardo. Per uscire da un dibattito interno asfissiante, per superare di slancio la burocrazia. Per offrire versioni, appunto, e non correnti. Per lavorare all'unità e alla comprensione reciproca e non al loro contrario.
P.S. Il mio pensiero in merito ha due polarità: se da un lato vorrei il pluralismo come lo recita (Super)Pippo Civati (un pluralismo dove "ci si ascolti anche prima di parlare"), dall'altro l'intervento di Veltroni (anche piuttosto condivisibile nei contenuti) andava fatto in un altro momento. Detto ciò, se il pensiero veltroniano andrà ad arricchire positivamente la dialettica interna ed esterna al centro-sinistra, non potrò che esserne contento. Spero, però, che, al più presto, ci si sieda tutti attorno ad un tavolo e si discuta: Dialettica dell'illuminismo, in poche parole.
giovedì 16 settembre 2010
Laterza2020: un think thank giovane (di Michele Cristella, da il Corriere del Giorno)

Amici e naviganti, vi posto l'articolo di Michele Cristella (cliccate sopra l'immagine per una lettura più confortevole) apparso ieri sul Corriere del Giorno. Si parla di Laterza2020: quest'oggetto misterioso che, con una sana reverie, si è messo in testa che, con analisi e dibattiti, un futuro si può disegnare anche nella nostra comunità. E lo si può disegnare insieme a tutti gli uomini di buona volontà. Buona lettura.
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martedì 14 settembre 2010
PRIMI FREDDI E PRIMI CALDI
Comincia a far freddo anche a Laterza. E, all'inverso, la politica si scalda. Almeno a sinistra...
Tra meno di un anno si fa il sindaco. E, piaccia o non piaccia, i tempi si accorciano. Il PD, "capofila" del centro-sinistra, ha già proposto: primarie tutti insieme e al più presto, visto il gap enorme che ci separa dal centro-destra.
Tra richieste, più o meno leggitimate e/o dettagliate, ci si sta ragionando. Il PD per le primarie ne ha messi in campo due: Sebastiano Stano e Gianfranco Lopane (che, sabato scorso, si sono confrontati su più temi alla Festa Democratica).
In aggiunta a questi uomini si profila una terza candidatura (non ancora ufficiale): Rocco D'Anzi, in rappresentanza della locale Fabbrica di Nichi.
Non pervenuta, per ora, "Sinistra Ecologia e Libertà" attualmente "gestita" da un trittico d'altri tempi: Sannelli-Caldaralo-Fraccascia. Lavori in corso per il congresso cittadino in SEL (o in SCF, prendendo spunto dal trittico sopracitato). E già si aspettano le "proposte" di chi la politica la fa da molti, forse troppi, anni.
Chi vivrà vedrà, si diceva una volta.
Resta solo un nodo da sciogliere: quando fare le primarie? 31 ottobre o nelle feste natalizie (date che nascono dalla volontà di includere gli universitari nella scelta)?
Intanto, mi preme sottolinearlo, a sinistra nasce un think tank dal nome fantasioso: Laterza2020. Chi vi scrive ne fa parte, con molto orgoglio perché, per ora, è l'unico luogo dove si parla di Politica (si badi alla maiuscola!) e si discute di idee (quelle che servono alla rinascita della nostra cittadina). Ma, senza dilungarmi, vi rimando qui per avere un dettaglio preciso dell'ideale di fondo che unisce questo gruppo che, sia chiaro, è aperto a tutti i contributi.
Insomma sinistra i giochi sono ormai aperti. Mentre dalla destra non filtra nulla, nel segno dell'ermetismo più banale.
P.S. Mi scuserete se il post è risultato essere più cronaca che opinione personale, ma occorreva rendere bene la situazione.
Per quanto riguarda la mia opinione personale ve la esplicito subito: primarie vere e presto (il 31 ottobre, a mio avviso, coniuga meglio la volontà di includere gli "emigranti" e la necessità di avere un candidato sindaco che, nei pochi mesi che ci separano dalle elezioni, possa dialogare con la comunità).
Tra meno di un anno si fa il sindaco. E, piaccia o non piaccia, i tempi si accorciano. Il PD, "capofila" del centro-sinistra, ha già proposto: primarie tutti insieme e al più presto, visto il gap enorme che ci separa dal centro-destra.
Tra richieste, più o meno leggitimate e/o dettagliate, ci si sta ragionando. Il PD per le primarie ne ha messi in campo due: Sebastiano Stano e Gianfranco Lopane (che, sabato scorso, si sono confrontati su più temi alla Festa Democratica).
In aggiunta a questi uomini si profila una terza candidatura (non ancora ufficiale): Rocco D'Anzi, in rappresentanza della locale Fabbrica di Nichi.
Non pervenuta, per ora, "Sinistra Ecologia e Libertà" attualmente "gestita" da un trittico d'altri tempi: Sannelli-Caldaralo-Fraccascia. Lavori in corso per il congresso cittadino in SEL (o in SCF, prendendo spunto dal trittico sopracitato). E già si aspettano le "proposte" di chi la politica la fa da molti, forse troppi, anni.
Chi vivrà vedrà, si diceva una volta.
Resta solo un nodo da sciogliere: quando fare le primarie? 31 ottobre o nelle feste natalizie (date che nascono dalla volontà di includere gli universitari nella scelta)?
Intanto, mi preme sottolinearlo, a sinistra nasce un think tank dal nome fantasioso: Laterza2020. Chi vi scrive ne fa parte, con molto orgoglio perché, per ora, è l'unico luogo dove si parla di Politica (si badi alla maiuscola!) e si discute di idee (quelle che servono alla rinascita della nostra cittadina). Ma, senza dilungarmi, vi rimando qui per avere un dettaglio preciso dell'ideale di fondo che unisce questo gruppo che, sia chiaro, è aperto a tutti i contributi.
Insomma sinistra i giochi sono ormai aperti. Mentre dalla destra non filtra nulla, nel segno dell'ermetismo più banale.
P.S. Mi scuserete se il post è risultato essere più cronaca che opinione personale, ma occorreva rendere bene la situazione.
Per quanto riguarda la mia opinione personale ve la esplicito subito: primarie vere e presto (il 31 ottobre, a mio avviso, coniuga meglio la volontà di includere gli "emigranti" e la necessità di avere un candidato sindaco che, nei pochi mesi che ci separano dalle elezioni, possa dialogare con la comunità).
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