Ieri sera, c'è stata una festicciola interessante (mi spiace non avervelo comunicato prima da questo blog ma non mi è stato possibile per una miriade di ragioni). E' stata una festa molto carina e molto affollata. Si è discusso di politica (in maniera molto gioiosa), di futuro (quello, si, tutto da costruire). Insomma si è discusso di vita..che poi è l'argomento più bello che c'è!
Ci sono stati tre piccoli interventi para-politici fatti da Lilly Tocci, dal sottoscritto e da Gianfranco Lopane. Quest'ultimo, infatti, è candidato alle primarie (che si svolgeranno il prossimo ottobre) per la candidatura a sindaco di Laterza. Insieme a lui ci sono tantissimi giovani pronti ad irrompere nel "palcoscenico" politico. Senza però dimenticarsi dei politici "esperti" che hanno deciso di farsi da parte per dar spazio ai nuovi che avanzano.
Nuovi in idee, spiriti e volti: è il momento della svolta.
P.S.#1 Per farmi perdonare vi posto il testo del discorso che ieri ho declamato emozionatissimo di fronte a tantissima gente.
Sapete: “mi sono svegliato questa mattina sentendomi come nuovo, perché i sogni che ho fatto sono finalmente diventati realtà: è un nuovo giorno!”. Mi spiace dirvi che non sono mie parole. Sono, infatti, tratte dalla canzone “It’s a new day” di Will.I.am, dedicata da quest’ultimo a Obama per il suo insediamento alla Casa Bianca. Bene, seppure in misura inferiore, è un nuovo giorno anche per noi qui a Laterza. E lo è per delle ragioni specifiche. Provo a spiegarvele subito:
1- È un nuovo giorno perché a candidarsi alle primarie non è solo un uomo (o un uomo solo)...ma c’è un gruppo nutritissimo di giovani (che si arricchisce sempre più) che sta lavorando con passione ed impegno. Io sono qui in loro rappresentanza. La nostra età media è di circa 28 anni: in netta controtendenza con i costumi italiani (lo vedete tutti: la nostra classe dirigente è la più vecchia d’Europa). Quello che noi giovani possiamo portare, però non è solo rinnovamento estetico ma…
2- …capacità di leggere il presente per costruire il futuro. E questo è un altro motivo per cui “è un nuovo giorno”: siamo, a nostro modo di vedere, alla svolta. E solo con una svolta che rivendichi il diritto dei giovani ad appassionarsi e ad impegnarsi in politica…che forse questo paese e questa nazione si salveranno.
Stasera siamo qui insieme a Gianfranco per dirci fondamentalmente una cosa: un futuro diverso e migliore si può fare. E lo possiamo immaginare e costruire insieme a tutti. Noi stasera puntiamo a farvi capire (qualora non lo sappiate) qual è la posta in gioco sia per le prossime primarie sia per le amministrative tra un anno: è in gioco il futuro di tutti...anche, e soprattutto, di chi ancora non c’è! E’ un nuovo giorno, amiche e amici, anche perché…
3- …puntiamo a qualcosa di diverso dal passato. Non serve che mi dilunghi molto su quello che sono stati questi 10 anni perché i risultati sono sotto gli occhi di tutti: Laterza è un paese triste, abbandonato, inquinato e degradato culturalmente.
Oggi è un nuovo giorno perché vuole essere diverso, in tutto e per tutto, dal giorno che l’ha preceduto. Siamo diversi nelle idee, negli spiriti, nei volti. E’ quello che serve alla sinistra a tutti i livelli. E’ quello che serve a Laterza in questo preciso momento. Proviamo tutti quanti a non chiudere le porte ad una speranza per la nostra comunità. Non dobbiamo avere paura: i pesci grossi ci vorranno divorare, questo è normale. Perché chi fa politica per passione e per amore...fa molta paura perché può andare fino in fondo per i suoi ideali. Sono queste, allora, le parole-chiave della nostra avventura: coraggio, gioia e futuro. Da oggi guardiamo a testa alta verso l’orizzonte…perché il futuro comincia oggi e appartiene di nuovo alla nostra comunità!
P.S.#2 Qualche foto dell'evento non guasta. Notare il bagno di sudore caratteristico della mia emozione...
sabato 31 luglio 2010
mercoledì 28 luglio 2010
I SONDAGGI: RIDIAMOCI UN PO' SU...
Bersani-Vendola 1-1
[da Piacenza, il nostro inviato Leo Matera] - Pari e patta. Non emerge un favortio della semi-finale di andata della "Coppa Italia", anche se si è visto del buon calcio. L'atmosfera nel pre-gara era di quelle speciali: pubblico delle grandi occasioni sugli spalti e tifo da invasati. D'altronde la posta in gioco è alta: ci si gioca una coppa importante per il palmares di ogni squadra. E, comunque, chiunque la spunti in questa semi-finale se la vedrà con la squadra più vincente di questi ultimi anni, il PdL guidati dal loro indomito e attempato capitano.
Minuto 15°: i Vendola si fanno subito pericolosi con un'azione veloce e ficcante che, dopo un cross teso verso il centro area, si conclude con un colpo di testa di Nichi che però spedisce il pallone poco sopra la traversa difesa dal portiere dei Bersani.
Scossi dal pericolo subito, i Bersani si riversano in attacco ma lo fanno con ordine e seguendo le tattiche del loro vecchio ed ingegnoso regista. Eppure, nonostante la tanta voglia dello "Xavi de noantri", le tante occasioni vengono fallite. E, si sa, chi sbaglia paga. E al 35° del primo tempo Nichi insacca dopo un'azione corale di ottima fattura e porta i suoi meritatamente in vantaggio.
Lo shock è visibile e i Bersani non riescono ad imbastire nulla di buono e il primo tempo si chiude con i Vendola in vantaggio di un goal a zero.
Nel secondo tempo, però, si assiste ad un altro (ed inaspettato) copione. I Bersani, sicuramente catechizzati a dovere dal mister negli spogliatoi, osano di più spingendo sulle fasce e si spingono molto oltre la linea di centrocampo, chiudendo così i Vendola nella loro trequarti difensiva. E inizia l'assedio.
Al 10° vibra la traversa dei Vendola dopo una poderosa stoccata da fuori area di Pigi, capitano dei Bersani.
I Vendola accusano il colpo e, su azione da calcio d'angolo, ci vuole molta fortuna per sventare il colpo di testa del vecchio e granitico centrale di difesa Marini.
I Bersani sono in grande spolvero anche perché il mister ad inizio ripresa ha dato spazio a molti giovani di belle speranze tra cui il buon mediano Scalfarotto e il funambolico esterno di fascia Civati. Ed è proprio per merito di quest'ultimo che, al 75°, i Bersani giungono al pareggio. L'azione che porta al goal di capitan Pigi, infatti, nasce da una rapida azione tra il terzino sinistro Marino (soprannominato "il Dottore" per la precisione che da sempre lo contraddistingue nei contrasti e nelle sue ripartenze) e il piccolo Civati (chiamato affetuosamente Pippo dai "compagni" di squadra più esperti) che, lanciato da Marino, si involava sulla fascia sinistra e, dopo essersi liberato di due difensori, toccava all'indietro in favore del capitano che infilava agevolmente la porta dei Vendola.
E la partita finisce effettivamente qui. Anche perché le squadre sanno che c'è una gara di ritorno da affrontare e, anche se i Bersani partono in leggero svantaggio visto il goal subito in casa, il risultato sta bene ad entrambi.
[da Piacenza, il nostro inviato Leo Matera] - Pari e patta. Non emerge un favortio della semi-finale di andata della "Coppa Italia", anche se si è visto del buon calcio. L'atmosfera nel pre-gara era di quelle speciali: pubblico delle grandi occasioni sugli spalti e tifo da invasati. D'altronde la posta in gioco è alta: ci si gioca una coppa importante per il palmares di ogni squadra. E, comunque, chiunque la spunti in questa semi-finale se la vedrà con la squadra più vincente di questi ultimi anni, il PdL guidati dal loro indomito e attempato capitano.
Minuto 15°: i Vendola si fanno subito pericolosi con un'azione veloce e ficcante che, dopo un cross teso verso il centro area, si conclude con un colpo di testa di Nichi che però spedisce il pallone poco sopra la traversa difesa dal portiere dei Bersani.
Scossi dal pericolo subito, i Bersani si riversano in attacco ma lo fanno con ordine e seguendo le tattiche del loro vecchio ed ingegnoso regista. Eppure, nonostante la tanta voglia dello "Xavi de noantri", le tante occasioni vengono fallite. E, si sa, chi sbaglia paga. E al 35° del primo tempo Nichi insacca dopo un'azione corale di ottima fattura e porta i suoi meritatamente in vantaggio.
Lo shock è visibile e i Bersani non riescono ad imbastire nulla di buono e il primo tempo si chiude con i Vendola in vantaggio di un goal a zero.
Nel secondo tempo, però, si assiste ad un altro (ed inaspettato) copione. I Bersani, sicuramente catechizzati a dovere dal mister negli spogliatoi, osano di più spingendo sulle fasce e si spingono molto oltre la linea di centrocampo, chiudendo così i Vendola nella loro trequarti difensiva. E inizia l'assedio.
Al 10° vibra la traversa dei Vendola dopo una poderosa stoccata da fuori area di Pigi, capitano dei Bersani.
I Vendola accusano il colpo e, su azione da calcio d'angolo, ci vuole molta fortuna per sventare il colpo di testa del vecchio e granitico centrale di difesa Marini.
I Bersani sono in grande spolvero anche perché il mister ad inizio ripresa ha dato spazio a molti giovani di belle speranze tra cui il buon mediano Scalfarotto e il funambolico esterno di fascia Civati. Ed è proprio per merito di quest'ultimo che, al 75°, i Bersani giungono al pareggio. L'azione che porta al goal di capitan Pigi, infatti, nasce da una rapida azione tra il terzino sinistro Marino (soprannominato "il Dottore" per la precisione che da sempre lo contraddistingue nei contrasti e nelle sue ripartenze) e il piccolo Civati (chiamato affetuosamente Pippo dai "compagni" di squadra più esperti) che, lanciato da Marino, si involava sulla fascia sinistra e, dopo essersi liberato di due difensori, toccava all'indietro in favore del capitano che infilava agevolmente la porta dei Vendola.
E la partita finisce effettivamente qui. Anche perché le squadre sanno che c'è una gara di ritorno da affrontare e, anche se i Bersani partono in leggero svantaggio visto il goal subito in casa, il risultato sta bene ad entrambi.
domenica 25 luglio 2010
Gli italiani lo sanno (di Pippo Civati)
Esistono due PD. Più precisamente, i "due" convivono. Quello che sta sulla difensiva e che sembra perennemente incerto e quello che spera nel cambiamento. Quello che si è impigrito in tanti, troppi anni di politique politicienne e quello che ancora vuole scommettere su se stesso e sulle cose da fare. Quello che continua a parlare di sé e quello che vorrebbe ospitare tutto il dibattito della parte progressista del Paese. Quello che si chiede dove è stato, in tutti questi anni, e quello che vorrebbe capire dove stare, nei prossimi.
P.S. Qui Pippo ha parafrasato un recente spot (lo trovate qui sotto). Devo dire la verità: ha fatto proprio una bella riflessione. Soprattutto chi vive il PD sa quanto quelle parole siano vere. Ma ora...all'attacco!!!
P.S. Qui Pippo ha parafrasato un recente spot (lo trovate qui sotto). Devo dire la verità: ha fatto proprio una bella riflessione. Soprattutto chi vive il PD sa quanto quelle parole siano vere. Ma ora...all'attacco!!!
sabato 24 luglio 2010
LA DROGA LAERTINA: SI CHIUDE UN CASO (di Mimmo Mazza, da La Gazzetta del Mezzogiorno)
Ingoiò 15 grammi di cocaina per cercare di rendere meno “pesante” la sua situazione. Ma rischiò di morire.
Il giudice per l’udienza preliminare Pompeo Carriere ha condannato a 6 anni e 8 mesi di reclusione Cosimo Sangiorgio, il 31enne di Laterza arrestato dai carabinieri nel dicembre del 2009, soccorso dai sanitari del carcere di via Magli nelle ore immediatamente successive all’arresto.
Sangiorgio era stato fermato qualche ora prima da una pattuglia del Nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Castellaneta. I militari, guidati dal capitano Alfredo Beveroni e dal maresciallo Antonio Barnabà, hanno incrociato l’uomo mentre, insieme con un amico, Luigi Larato, operaio incensurato di 29 anni sempre di Laterza, si aggirava con fare sospetto per le strade della periferia del paese.
Al controllo dei carabinieri, i due occupanti della vettura hanno reagito con fare estremamente equivoco, tradendo grande nervosismo.
I militari non hanno mangiato la foglia e hanno immediatamente chiesto di procedere alla perquisizione del mezzo. Controlli approfonditi sono stati effettuati anche ad dosso agli stessi soggetti.
I militari, al termine degli accertamenti, hanno trovato addosso a Larato alcuni involucri contenenti 5 grammi di hashish. In tasca a Sangiorgio, invece, c’erano 700 euro in contanti ed assegni postdatati per un valore di circa 12.000 euro.
A quel punto era chiaro che i due uomini nascondessero qualcosa di losco. I militari della pattuglia hanno così deciso di estendere la perquisizione anche alle abitazioni dei due fermati e, presso il domicilio di Sangiorgio, sono stati ritrovati, nascosti in un ripostiglio ricavato in sottoscala, 185 grammi di cocaina pura avvolta in più strati di cellophane. Non è ancora chiaro quando l’uomo abbia inghiottito la cocaina. Al termine della perquisizione a casa di Sangiorgio, i due malfattori sono stati accompagna ti in caserma per completare gli accertamenti e, subito dopo essere stati dichiarati in arresto, sono stati condotti in carcere a Taranto dagli stessi carabinieri che li avevano fermati solo qualche ora prima.
Una volta arrivato in carcere, però, Sangiorgio ha iniziato a sentirsi molto male e, soccorso dai sanitari della struttura penitenziaria, è stato costretto ad ammettere che alcune ore prima, alla vista dei carabinieri che stavano per controllarlo, aveva ingerito un involucro contenente 15 grammi di cocaina. L’intervento del personale sanitario ha permesso di recuperare l’involucro ingerito e di salvare l’uomo.
Cosimo Sangiorgio, difeso dall’avvocato Salvatore Magg i o, ha preferito definire ieri la sua posizione, facendosi giudicare dal GUP Pompeo Carriere con il rito abbreviato.
Il giudice per l’udienza preliminare Pompeo Carriere ha condannato a 6 anni e 8 mesi di reclusione Cosimo Sangiorgio, il 31enne di Laterza arrestato dai carabinieri nel dicembre del 2009, soccorso dai sanitari del carcere di via Magli nelle ore immediatamente successive all’arresto.
Sangiorgio era stato fermato qualche ora prima da una pattuglia del Nucleo operativo e radiomobile della compagnia di Castellaneta. I militari, guidati dal capitano Alfredo Beveroni e dal maresciallo Antonio Barnabà, hanno incrociato l’uomo mentre, insieme con un amico, Luigi Larato, operaio incensurato di 29 anni sempre di Laterza, si aggirava con fare sospetto per le strade della periferia del paese.
Al controllo dei carabinieri, i due occupanti della vettura hanno reagito con fare estremamente equivoco, tradendo grande nervosismo.
I militari non hanno mangiato la foglia e hanno immediatamente chiesto di procedere alla perquisizione del mezzo. Controlli approfonditi sono stati effettuati anche ad dosso agli stessi soggetti.
I militari, al termine degli accertamenti, hanno trovato addosso a Larato alcuni involucri contenenti 5 grammi di hashish. In tasca a Sangiorgio, invece, c’erano 700 euro in contanti ed assegni postdatati per un valore di circa 12.000 euro.
A quel punto era chiaro che i due uomini nascondessero qualcosa di losco. I militari della pattuglia hanno così deciso di estendere la perquisizione anche alle abitazioni dei due fermati e, presso il domicilio di Sangiorgio, sono stati ritrovati, nascosti in un ripostiglio ricavato in sottoscala, 185 grammi di cocaina pura avvolta in più strati di cellophane. Non è ancora chiaro quando l’uomo abbia inghiottito la cocaina. Al termine della perquisizione a casa di Sangiorgio, i due malfattori sono stati accompagna ti in caserma per completare gli accertamenti e, subito dopo essere stati dichiarati in arresto, sono stati condotti in carcere a Taranto dagli stessi carabinieri che li avevano fermati solo qualche ora prima.
Una volta arrivato in carcere, però, Sangiorgio ha iniziato a sentirsi molto male e, soccorso dai sanitari della struttura penitenziaria, è stato costretto ad ammettere che alcune ore prima, alla vista dei carabinieri che stavano per controllarlo, aveva ingerito un involucro contenente 15 grammi di cocaina. L’intervento del personale sanitario ha permesso di recuperare l’involucro ingerito e di salvare l’uomo.
Cosimo Sangiorgio, difeso dall’avvocato Salvatore Magg i o, ha preferito definire ieri la sua posizione, facendosi giudicare dal GUP Pompeo Carriere con il rito abbreviato.
Don't killing me blogly
(Super)Pippo Civati stamattina fa notare che, per una volta (!), il PD una battaglia degna di essere condotta l'aveva studiata e la sta portando avanti. Ora, ad arricchire la battaglia, c'è anche quest'appello. Benissimo: i blog sono una risorsa dell'informazione e guai a chi li tocca!
Ammazziamo il comma "Ammazza-blog" firmando qui.
P.S. Rimarco qui come, per una buona (e spero non ultima) volta, PD e società civile stiano conducendo una battaglia seria che, cono sicuro, porterà i suoi buoni frutti. In attesa di aggiornamenti, questo è tutto.
Ammazziamo il comma "Ammazza-blog" firmando qui.
P.S. Rimarco qui come, per una buona (e spero non ultima) volta, PD e società civile stiano conducendo una battaglia seria che, cono sicuro, porterà i suoi buoni frutti. In attesa di aggiornamenti, questo è tutto.
venerdì 23 luglio 2010
PRIMARIE A LATERZA: E CHE SARA' MAI...

Noi del PD di Laterza proponiamo le primarie: non credo sia una brutta notizia per gli alleati (quelli responsabili, naturalmente).
Chi vi scrive è il piccolo Seneca, nomignolo affibiato non da facebook ma dalla carta stampata...perchè in realtà io mi chiamo solamente Leonardo Matera e di tirannelli non ne ho mai avuti. E mai ne avrò...
Ira: Variazioni sul tema
Nel mondo latino, parlando d’ira il riferimento obbligato è Lucio Anneo Seneca, autore di un De ira, dedicato al fratello maggiore e composto sotto il principato di Caligola, probabilmente nel 41. Seneca, all’esordio del libro secondo, dice qualcosa di essenziale della sua patogenesi: “ira quin species oblata iniuriae moveat non est dubium”, “non vi è dubbio che l’ira muova dalla percezione di un’offesa ricevuta”. In altri termini, l’ira mostra ancora una volta la sua radice nell’indignazione. Seneca ritiene però che essa non riesca a spingere all’azione se non riceve l’assenso dall’animo tutto. Quando ancora è reazione, l’ira non è ancora una passione: è come quando qualcuno ci bagna con un getto di acqua fredda, dice Seneca, la nostra reazione è naturale e subitanea e involontaria. L’ira autentica, quella da cui guardarsi, “consiste non nel turbamento che arriva all’improvviso, ma nel lasciarsi prendere e trascinare da quella sensazione, assecondando un impulso casuale (fortuitum)”.
La vera ira è dunque quella che scavalca la ragione, che è incapace di contenere il moto del proprio animo e che anzi – dice Seneca – si trascina dietro la ragione. L’ira provoca l’attacco, stacca i freni inibitori, anche se si è uomini pacifici: l’ira non ha nulla a che vedere con la ferocia.
Ed ecco un passaggio interessante: ma allora, l’interlocutore obietta a Seneca all’inizio del sesto capitolo, l’uomo virtuoso deve adirarsi di fronte alle azioni disoneste. No, risponde Seneca, perché altrimenti il saggio sarebbe perennemente adirato, data l’ingiustizia del mondo, e sprofonderebbe nella tristezza, cattiva compagna dell’ira. Se il saggio dovesse adirarsi nella misura richiesta dall’infamia dei delitti, impazzirebbe (IX).
In ogni caso, ed in polemica diretta con Aristotele del quale cita in proposito il passo dell’Etica Nicomachea che abbiamo riportato in precedenza, l’ira -come le altre affezioni dell’animo- è da rigettare comunque: assurdo lasciarsi guidare da essa come dalle altre passioni, ma illusorio anche pensare di poterle piegare alla propria disposizione, in quanto restano pessime aiutanti, oltre che cattive consigliere. Già Livio aveva detto che “ira e speranza sono guida ad errori” [Livio, Hist., 7, 40]. Lo studio del saggio stoico si trasforma in una camera operatoria, dove cercare di imparare a vivere e a morire stemperando le passioni. Si diviene signori di se stessi conformandosi all’armonia del cosmo, abituandosi all’idea della morte: la meditatio mortis sconta ratealmente e in anticipo la paura della morte, la diluisce lungo l’arco di una vita: “timor mortis, dominus sapientiae”. Di una vita nella quale le passioni non debbono avere voce.
Rispetto alle altre passioni, l’ira senechiana è contraddistinta dal suo carattere pubblico; è un passione evidente agli occhi di tutti, l’irato ha una fisionomia caratteristica: “l’espressione risoluta e minacciosa, la fronte aggrottata, la faccia scura, il passo concitato, le mani irrequiete, il colorito alterato, il respiro frequente e affannoso”.
Anche se chi è fremente d’ira tenta di nasconderla, non riesce a dissimulare il suo stato: “cetera licet ascondere et in abdito alere; ira se profert et in faciam exit, quantoque maior, hoc effervescit manifestius”.
Che l’ira si legga sul viso resta un topos per un paio di millenni, se è vero che anche Darwin ricorda come la rabbia si esprima con gesti “minacciosi e frenetici e con l’arrossamento della pelle”, mentre un altro segno – l’aggrottarsi delle sopracciglia – sembrerebbe essersi perso con l’evoluzione.
Quali che siano i segni, nel comportamento dell’irato si manifesta un rovesciamento, l’inversione delle stesse inclinazioni individuali.
Un altro aspetto dell’ira va colto nel suo rapporto col tempo, un aspetto di cui apprezzeremo tutta l’importanza in seguito. L’ira, dice Orazio, “furor brevis est”, cioè – per tradurre con il Petrarca dei Trionfi – “l’ira è breve furor”. Non dura a lungo. Per questo viene espressa con verbi come scoppiare, divampare, ardere, ruggire. Anche Cicerone dice che “ira perturbatio plerumque brevis est, ed ad tempus”, l’ira è una perturbazione dell’animo breve e che ha un tempo, cioè è limitata nel tempo, non si mantiene a lungo. Quindi, se le si dà tempo, è destinata a placarsi.
La vera ira è dunque quella che scavalca la ragione, che è incapace di contenere il moto del proprio animo e che anzi – dice Seneca – si trascina dietro la ragione. L’ira provoca l’attacco, stacca i freni inibitori, anche se si è uomini pacifici: l’ira non ha nulla a che vedere con la ferocia.
Ed ecco un passaggio interessante: ma allora, l’interlocutore obietta a Seneca all’inizio del sesto capitolo, l’uomo virtuoso deve adirarsi di fronte alle azioni disoneste. No, risponde Seneca, perché altrimenti il saggio sarebbe perennemente adirato, data l’ingiustizia del mondo, e sprofonderebbe nella tristezza, cattiva compagna dell’ira. Se il saggio dovesse adirarsi nella misura richiesta dall’infamia dei delitti, impazzirebbe (IX).
In ogni caso, ed in polemica diretta con Aristotele del quale cita in proposito il passo dell’Etica Nicomachea che abbiamo riportato in precedenza, l’ira -come le altre affezioni dell’animo- è da rigettare comunque: assurdo lasciarsi guidare da essa come dalle altre passioni, ma illusorio anche pensare di poterle piegare alla propria disposizione, in quanto restano pessime aiutanti, oltre che cattive consigliere. Già Livio aveva detto che “ira e speranza sono guida ad errori” [Livio, Hist., 7, 40]. Lo studio del saggio stoico si trasforma in una camera operatoria, dove cercare di imparare a vivere e a morire stemperando le passioni. Si diviene signori di se stessi conformandosi all’armonia del cosmo, abituandosi all’idea della morte: la meditatio mortis sconta ratealmente e in anticipo la paura della morte, la diluisce lungo l’arco di una vita: “timor mortis, dominus sapientiae”. Di una vita nella quale le passioni non debbono avere voce.
Rispetto alle altre passioni, l’ira senechiana è contraddistinta dal suo carattere pubblico; è un passione evidente agli occhi di tutti, l’irato ha una fisionomia caratteristica: “l’espressione risoluta e minacciosa, la fronte aggrottata, la faccia scura, il passo concitato, le mani irrequiete, il colorito alterato, il respiro frequente e affannoso”.
Anche se chi è fremente d’ira tenta di nasconderla, non riesce a dissimulare il suo stato: “cetera licet ascondere et in abdito alere; ira se profert et in faciam exit, quantoque maior, hoc effervescit manifestius”.
Che l’ira si legga sul viso resta un topos per un paio di millenni, se è vero che anche Darwin ricorda come la rabbia si esprima con gesti “minacciosi e frenetici e con l’arrossamento della pelle”, mentre un altro segno – l’aggrottarsi delle sopracciglia – sembrerebbe essersi perso con l’evoluzione.
Quali che siano i segni, nel comportamento dell’irato si manifesta un rovesciamento, l’inversione delle stesse inclinazioni individuali.
Un altro aspetto dell’ira va colto nel suo rapporto col tempo, un aspetto di cui apprezzeremo tutta l’importanza in seguito. L’ira, dice Orazio, “furor brevis est”, cioè – per tradurre con il Petrarca dei Trionfi – “l’ira è breve furor”. Non dura a lungo. Per questo viene espressa con verbi come scoppiare, divampare, ardere, ruggire. Anche Cicerone dice che “ira perturbatio plerumque brevis est, ed ad tempus”, l’ira è una perturbazione dell’animo breve e che ha un tempo, cioè è limitata nel tempo, non si mantiene a lungo. Quindi, se le si dà tempo, è destinata a placarsi.
giovedì 22 luglio 2010
CONSIDERAZIONI (IN)ATTUALI
Uff..che caldo! Mano male che ieri ho dato l'ultimo esame estivo...e, con grande soddisfazione, mi sono guadagnato un bel 30 e tanti complimenti dal professor De Natale per la mia esposizone su Nietzsche. Dunque, tanta gioia.
E ora? Mare? Si, ma non troppo. Perché chi è impegnato (sul serio) in politica non è che abbia tanto tempo per il divertimento. E qui, a Laterza, la carne al fuoco (politicamente e culinariamente parlando) non manca mai.
Tornando da Bari ieri, notavo che più ci si avvicinava "o pais" più aumentava la tristezza. E neanche ieri sera, con la piazzetta del Diaz affollata di ragazzi/e, quest'idea mi ha abbandonato: Laterza è ormai un paese triste. E, in quanto triste, pigra. Quasi ingobbito e infiacchito (anche tra i giovanissimi). Sarà il caldo? In minima parte, forse. Eppure credo sia qualcosa di più intimo: come un laccio stretto al cuore e all'anima. Laterza è lì, parcheggiata senza voglia di reagire sulle panchine a godersi un'estate odorosa (perlopiù di Progeva!) e infruttuosa.
E che cosa si può fare, tra uno sbadiglio e una vuota chiacchierata al bar? Riportare l'allegria. Risposta ovvia, no? Eppure è ciò che serve. Il mio paese ha bisogno di guardare lontano con il cuore in mano, ha bisogno di respirare (veramente) a pieni polmoni (e possibilmente dell'aria pulita!), di pensare, di sentirsi giovane, di ridere, di danzare, di informarsi, di lavorare e di risposarsi. In breve, il mio paese ha bisogno di tornare a vivere. Bene, in allegria. Con un euforia realista che faccia sognare con i piedi ben piantati a terra.
Come dite??? Che centra la politica in tutto questo??? Vedrete...
E ora? Mare? Si, ma non troppo. Perché chi è impegnato (sul serio) in politica non è che abbia tanto tempo per il divertimento. E qui, a Laterza, la carne al fuoco (politicamente e culinariamente parlando) non manca mai.
Tornando da Bari ieri, notavo che più ci si avvicinava "o pais" più aumentava la tristezza. E neanche ieri sera, con la piazzetta del Diaz affollata di ragazzi/e, quest'idea mi ha abbandonato: Laterza è ormai un paese triste. E, in quanto triste, pigra. Quasi ingobbito e infiacchito (anche tra i giovanissimi). Sarà il caldo? In minima parte, forse. Eppure credo sia qualcosa di più intimo: come un laccio stretto al cuore e all'anima. Laterza è lì, parcheggiata senza voglia di reagire sulle panchine a godersi un'estate odorosa (perlopiù di Progeva!) e infruttuosa.
E che cosa si può fare, tra uno sbadiglio e una vuota chiacchierata al bar? Riportare l'allegria. Risposta ovvia, no? Eppure è ciò che serve. Il mio paese ha bisogno di guardare lontano con il cuore in mano, ha bisogno di respirare (veramente) a pieni polmoni (e possibilmente dell'aria pulita!), di pensare, di sentirsi giovane, di ridere, di danzare, di informarsi, di lavorare e di risposarsi. In breve, il mio paese ha bisogno di tornare a vivere. Bene, in allegria. Con un euforia realista che faccia sognare con i piedi ben piantati a terra.
Come dite??? Che centra la politica in tutto questo??? Vedrete...
(DI)RITTI UMANI: L'ITALIA ARRANCA...
Tra chi è pronto ad essere il primo gay a Palazzo Chigi perchè, a suo dire, l'Italia è pronta. Eccome, se è pronta. Accipicchia: è prontissima! Acciderbolina, se non è pronta! Insomma, siamo tutti pronti. Anzi: "pronti" è dir poco!
E allora: three, two, one...GO!
E allora: three, two, one...GO!
lunedì 19 luglio 2010
Dove vogliamo andare...
Giuro che la rifaccio tutta io sta scena! Datemi solo il tempo di calarmi nella parte...
"E ti vengo a cercare...perché mi piace ciò che pensi e che dici...perché in te vedo le mie radici...perché sto bene con te!"
"E ti vengo a cercare...perché mi piace ciò che pensi e che dici...perché in te vedo le mie radici...perché sto bene con te!"
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